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NEOICONODULI


Siracusa - Galleria Regionale di Palazzo Bellomo
dal 23-04-2010 al 20-06-2010

La mostra offre uno spaccato internazionale del nostro tempo a proposito della tendenza, non assoluta ma diffusa, a non darsi conto, o a non dare importanza, alla piena riconoscibilità del soggetto rappresentato, con qualunque mezzo questo accada.


Andrés Serrano

Dalla frattura storica tra i demonizzatori delle immagini sacre (iconoclasti) e gli iconoduli, cultori (dal greco doulia, “culto”) delle icone sacre, Carmelo Strano, curatore di “Neoiconoduli - Figurazione Internazionale Complessa”, in  

mostra fino al 20 giugno 2010 presso la Galleria Regionale Palazzo Bellomo di Siracusa, trae audacemente la sua metafora diacronica. Secondo il curatore i Neoiconoduli sono estranei al problema figurazione/non-figurazione (che ritiene «falso»), ma sarebbero comunque accomunati da un «uso strumentale della figurazione», perché questi artisti sarebbero connotati da una stessa “Docile Razionalità”, «il forte comune denominatore che rende “fratelli” gli artisti di questa mostra».
Gillo Dorfles il 5 agosto del 2005 sul Corriere della Sera spiega DORA, Docile Razionalità, come «la constatazione di come ai nostri giorni si seguano spesso i dettami della Ragione, ma con molti stratagemmi che ne alterano, per il bene e per il male, l’efficacia». Sulla scia di DORA, idea “malleabile” e plurisemantica, “Neoiconoduli” raccoglie le diversissime esperienze di artisti che si fanno portatori dei «segni culturali delle proprie aree geografiche di provenienza» sull’onda di una “devianza del linguaggio” – idea cara a Strano che la oppone «alla logica del comunicare quotidiano o normale, quello cioè che, avendo come obiettivo l’organizzazione sociale, non lascia spazio agli equivoci».
Per questa mostra sono state selezionate opere di diciassette artisti dalle esperienze formali più diverse, anche contraddittorie, anche “equivoche”; se vogliamo, “devianti”. Ma per disagi organizzativi alla fine il vernissage ha ospitato solo le opere di tredici artisti: Valerio Adami (Italia), Vanessa Beecroft (Italia, fotografia a destra), Robert Gligorov (Macedonia), Maria Teresa Gonzaléz Ramirez (Messico), Mona Hatoum (Libano), Oki Izumi (Giappone), Anish Kapoor (India), Alfred Milot Mirashi (Albania), Enzo Rovella (Italia), Andrés Serrano (Usa), Medhat Shafik (Egitto), Marilena Vita (Italia) e Li Wei (Cina). Non erano presenti,  infatti, opere di Elastic Group of Artistic Research (Italia/Spagna), Kali Jones (Canada), Alfio Mongelli (Italia), Nordine Sajot (Francia).


Vanessa Beecroft
 
Ci sembrerebbe opportuno un focus approfondito su ciascuna opera, ma ne abbiamo selezionate alcune tra le più rappresentative, non volendo con questo esprimere un giudizio di valore.
Il video della Vita ci mostra una fotografia che si stropiccia, si sconvolge, si sfalda e infine si dissolve tra i flutti frenetici d’un fiume: l’eterna frattura tra tecnica e natura che vede l’elemento naturale farsi solvente della fotografia, della sua carta e dell’immagine che vi è impressa.
Gonzalez Romirez gioca sulla stessa borderline nei suoi collages con sagome di lampadine (ottenute con ritagli di testi) e rabeschi; lampadine che non emanano luce però, ma che l’artista ha “riempito” di parole. La luce è spenta e gli acanti dei rabeschi sono finti, ridotti anch’essi a citazione della natura. E pura citazione della natura, tale istantanea ad altissimo contrasto, è il paesaggio boschivo di Rovella.
Shafik invece si abbandona a un certo primitivismo e a una certo astrattismo, con un uso espressionista del colore: i suoi paesaggi sono sussunti a immaginari, con un rilevante ruolo del gesto, della forma sintetica e archetipica.
Secondo Strano «nessuno dei neoiconoduli si abbandona […] al primitivo, né tantomeno all’ignoranza e “maleducazione” (con anche capitani sedicenti teorici e maleducanti) che hanno preso nome di primitivismo, brutalismo e, nel nostro “strapaese”, di transavanguardia». Tuttavia, lungi dal voler trovare della “maleducazione” nell’opera di Adami, ne cogliamo subito un certo gusto primitivista.
In antitesi con l’orientamento della mostra “deviano” Kapoor e Hatoum. Quest’ultimo in una citazione dei Concetti Spaziali di Fontana, costruisce il suo Calendario Egizio, una composizione circolare di buchi su carta stropicciata: la rappresentazione di un sistema universale che tenta una lettura zodiacale del cosmo. Ci lasciamo incantare dal caos delle pieghe della carta stropicciata: sono delle fratture spazio tempo, i limiti della Ragione, le ferite nell’Essere.
Anche Izumi con la sua scultura sembra esplorare/rappresentare i limiti/possibilità della Ragione: Ascesa è una piramide in vetro il cui apice ascende oltre il lato superiore del cubo in legno e vetro dov’è rinchiusa. Come imprigionata in quella bacheca, la piramide evade oltre le tre dimensioni del cubo, verso il cielo.
Nonostante l’allestimento scarno che avrebbe meritato maggiore cura e la “docile” coerenza nel tessere il fil rouge d’insieme, “Neoiconoduli” ci apre numerose finestre su diverse tematiche cruciali dell’arte contemporanea, dandoci, intelligentemente e con la sensibilità propria al curatore, numerose occasioni di riflessione e momenti di piacevole stupore.

Articolo pubblicato sul numero #73 di TRIBE ART.
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Riccardo Raimondo
(Inserito il 11-06-2010)
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INFORMAZIONI UTILI

Evento: NEOICONODULI
Orario vernissage: 23-04-2010 ore 20
Sede: Galleria Regionale di Palazzo Bellomo
Indirizzo: Sicilia - Siracusa - Siracusa | Via Capodieci 14/16
Orari: mar > dom 10-1
Telefono Sede: +39 093169511
Email: gall.bellomo@regione.sicilia.it
Curatori: Carmelo Strano
Tag: siracusa sicilia arte mostre
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