Palermo - Zelle Arte Contemporanea dal 16-01-2009 al 28-01-2009
Vivere di sintesi bianco-carta in un mondo ridotto a righe: da Zelle Arte Contemporanea, la prima personale di “ritorno” di Cosimo Piediscalzi, palermitano emigrante che elabora le sue strategie di sopravvivenza in ritratti ed autoritratti.
Cosimo Piediscalzi, Peppino, tecnica mista su tela (200)
“Striminzire il più possibile un pensiero o un’immagine. “
E’ con questo proposito che una personale di Cosimo
Piediscalzi diventa una mostra di ritratti e autoritratti, così che, posto come
costante il soggetto irrinunciabile, tutto il resto possa essere affidato alle
facoltà di significazione di un ambiente dominato da un’arbitrarietà ridotta a
texture.
Ed è per lo stesso proposito che Cosimo, nel ritrarre, conserva
di sé e dei suoi soggetti il minimo possibile: una sottile traccia nera a
circoscrivere sul foglio l’area di pertinenza dell’identità dell’uomo per
proteggerla dallo straripare indifferente, seriale, automatico dell’ambiente (e
dell’arbitrario). Con la stessa traccia poi sono individuate bocche inespressive,
occhi dalle palpebre acide, narici e ogni singolo pelo di eventuali barbe, il
tutto nella sottile tensione di una frontalità e di un parallelismo impossibili
con il piano del quadro, che consente di rendere incredibilmente denso di
informazioni spaziali il nulla della silhouette di carta che sta cromaticamente
e materialmente per l’immagine e per la sostanza del volto.
Lì dove termina lo spazio del corpo, inizia un coloratissimo
mondo invivibile. Come in un mosaico bizantino o secessionista, gli abiti e gli
sfondi non offrono garanzie di vita alla figura bidimensionale: le tessere non
smetterebbero mai abbastanza di essere se stesse da diventare elemento di
significazione della stoffa o dell’ambiente, ma perseverano nel significare solo
colore come nella configurazione significano solo disegno astratto; allo stesso
modo i pastelli, le vernici, gli acrilici e i pennarelli di Cosimo denunciano
la loro materiale eterogeneità, la loro estraneità ed incapacità di diventare
qualcosa di diverso da ciò che sono. Essi sono materia colorata che nel
processo dello “striminzire” semantico non possono che significare colore.
Cosimo Piediscalzi, Autoritratto Asociale 3, tecnica mista su
tela (2008)
Così quando Cosimo si pone come elemento occludente di una
parte di quel mondo iridato dello sfondo, diventa immediatamente un negativo del
nulla. Da ciò il disgusto, la vergogna, l’orgoglio. La necessità di definirsi
per contrasto (I’m not like you), di
enunciare la propria identità a caratteri cubitali (Ritratto di Leeza Hooper), di connotarsi attraverso gli oggetti del
quotidiano posti all’attenzione nelle modalità che altrove sono dedicate
all’uomo (La tazza, La tazzina, La piccolissima tazzina, La
tazza del latte col manico decorato) così da farne ennesimi autoritratti
traslati. Oppure la pulsione è quella a negarsi, a tirare sul naso un pezzo di
quel nulla colorato in forma di maglietta e scomparire dentro di esso/essa,
perché il colore invada il più possibile quel pezzo di superficie dedicato alla
pelle -il veicolo del sensibile- e lo anestetizzi; così accade negli Autoritratto a letto 1 e 2, dove Cosimo, malato, infettato,
contaminato, tende a ricoprirsi scompostamente di indumenti sotto i quali
diventare insensibile all’influsso esterno che ha approfittato della sua
vulnerabilità per fiaccarlo.
Il suo viso (sineddoche per animo e ed identità di
palermitano migrante), più che dal bianco della carta è costituito dalla carta
bianca: suscettibile, finché esposta, di accogliere il segno proveniente dall’esterno
nel più ineluttabile e irrimediabile dei modi.