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Catania batte al «ritmo» della condivisione e delle idee

Un centro culturale indipendente. Questo è “Ritmo”, nuovo spazio di ricerca e sperimentazione votato al «contemporaneo» in tutte le sue declinazioni. Oggi il primo evento all'insegna della collaborazione e dell'autoproduzione. Perché la città ha bisogno di una nuova musica...

di Vanessa Viscogliosi


 
 
Il disinteresse delle istituzioni catanesi per le pratiche legate al contemporaneo è oramai assodato. Uno scollamento totale, quello tra la produzione artistica e le politiche culturali, che non è riconducibile soltanto alla morsa impietosa dei tagli e della crisi economica quanto, piuttosto, a un modo di intendere e di pensare la cultura stessa. A Catania si programma poco e male, con forti oscillazioni dei livelli di offerta, gli spazi pubblici riservati alle mostre o alle manifestazioni sono a pagamento, quelli per i giovani totalmente assenti. Si procede grossolanamente per tentativi, destreggiandosi tra consenso elettorale e necessità di fare cassa. Ma la cultura, nelle sue infinite forme e linguaggi, è più che una merce di scambio. È crescita, sviluppo, tutela, memoria, identità. Un valore aggiunto da cui non si dovrebbe prescindere e che dovrebbe guidare gli interventi sul territorio puntando sulla qualità e non sulla quantità, sui contenuti e non su logiche nepotiste o di partito, sulla professionalità e non sull'improvvisazione.
In questo triste scenario si continua, tra sforzi e difficoltà, a lavorare, progettare, concretizzare, cercando di fare sistema, di unire le forze, di fare rete. Di costruire piccole oasi indipendenti per incanalare energie e idee che altrimenti non avrebbero collocazione. Di aprire addirittura nuovi spazi, nonostante i tempi, le risorse e le possibilità. Un'urgenza che parte soprattutto dalle nuove leve: debutta oggi Ritmo, «un centro di ricerca e sperimentazione indipendente promosso da giovani artisti, curatori, designer, grafici, creativi e addetti ai lavori – Fabrizio Cosenza, Marco Mangione, Andrea Mangione, Valentina Lucia Barbagallo, Livio Lo Pò e Giuseppe Mendolia Calella – che operano in diversi ambiti e con diversi progetti autonomi e che decidono di “mettersi insieme” per generare forme condivise di progettualità». La premessa non è quella di uno spazio deputato tout court alle arti visive, ma a una natura multiforme e multidisciplinare di «un laboratorio dove le relazioni originano idee e le idee cultura». Ritmo ospiterà mostre, corsi, incontri editoriali, musica dal vivo e sarà dotato di un piccolo bookshop, con libri in vendita e in consultazione. Si parte, intanto, questo pomeriggio alle 18, con il frutto di una collaborazione tra realtà indipendenti, artisti, musicisti e critici. È la presentazione del catalogo in edizione limitata Hologram/canecapovolto, con testi di Katiuscia Pompili, Giusi Diana, Roberta Alfieri, co-produzione B-PUBLISHING, canecapovolto, Di.st.urb Arte Scafati e Parking 095. Un primo evento contaminato da arte, editoria, critica, curatela. E, soprattuto, da una sinergia di menti che si muovono al ritmo della condivisione e del fare. 
 
Ritmo
Via Grotte Bianche 62
95129 Catania (IT) 
 
 
(12 gennaio 2013)
 

TAG: Ritmo

I vostri commenti


14-01-2013 alle ore 09:54
Giuseppe L.  >   Finalmente qualcuno che dice veramente le cose come stanno. Catania culturalmente parlando è uno zombie. La colpa? Di quelli che scaldano le sedie e sperperano i nostri soldi senza strategia politica alcuna se non quella legata ai propri interessi. Largo ai giovani e alla qualità (soprattutto umana)!




Come sarà il nuovo MoMA

Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha presentato il nuovo progetto di ristrutturazione ed espansione del suo edificio, realizzato dal prestigioso studio architettonico newyorkese Diller Scofidio + Renfro. Il piano prevede un ampliamento dello spazio espositivo di quasi 4.000 metri quadrati, il 30 per cento in più. I cambiamenti riguarderanno soprattutto l’ala occidentale del MoMA che dà sulla 53esima strada, e in particolare la contestata decisione di demolire l’ex sede dell’American Folk Art Museum. La decisione era stata annunciata dal museo nell’aprile 2013, dando inizio a numerose proteste tra architetti e designer, che l’avevano definita «sbagliata, dannosa e inutile». Era nata anche una campagna #FolkMoMA su Twitter e Tumblr per salvare l’edificio, realizzato dallo studio locale Tod Williams Billie Tsien Architects nel 2001, caratterizzato da una preziosa facciata bronzea e acquistato dal MoMA nel 2011. Dopo le proteste il MoMA incaricò lo studio Diller Scofidio + Renfro di trovare una soluzione per portare avanti la ristrutturazione e allo stesso tempo tenere in piedi il museo. (Il Post)

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