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Il nodo Catania è arrivato al pettine

Il 2012 può rivelarsi uno di quei momenti scolpiti nella storia della città: ricorsi, progetti e contenziosi dovranno prendere forma definitivamente o essere cancellati, elezioni alle porte e forte ascesa dei comitati di cittadini. Oppure può essere l'ennesima occasione persa nel limbo tra azione e immobilismo...

di Giacomo Alessandro Fangano



Cantiere della nuova darsena commerciale, ingresso sud del porto. (ph. Alessandro Romeo, Ti accompagno con gli occhi, 29 aprile 2012) 
 
 
La società, lo sviluppo, la cultura. Come sempre, come in tutto, è una questione di prospettiva, di capacità di guardare lontano, di immaginare il futuro. Su alcune questioni la lettura di ciò che sarà, e di ciò che dovrebbe essere, sarebbe facilitata dallo studio e dell'analisi di ciò che è stato. Basta volerlo. Poi arriva un momento nel quale le scelte diventano irreversibili, perché incise in profondità sulla carne di un'intera comunità. Per anni si può discutere e “fare accademia” su quali soluzioni siano più utili, più funzionali, e in questo i politici etnei si sono dimostrati maestri, ma arriva “l'ora delle decisioni irrevocabili”. Il 2012 può rivelarsi uno di quei momenti scolpiti nella storia della città. I motivi sono essenzialmente tre: in meno di 9 mesi, a partire dal prossimo ottobre, si voterà per elezioni regionali, comunali e, se ancora esisterà nell'attuale forma, della provincia, e sappiamo come si “mobilitano” i politici nei periodi pre-elettorali. Il secondo motivo è che alcuni dei numerosi ricorsi, progetti e contenziosi in corso scadranno proprio nella seconda metà dell'anno, in contemporanea con la prevista presentazione del Piano Regolatore Generale. Infine, da non sottovalutare l'impatto della proliferazione e l'affermarsi dei comitati di cittadini, anche se non sempre spontanei, molto vigili e sempre attivi anche grazie alle possibilità offerte dai social network e alla diffusione delle istanze della cosiddetta anti-politica, che invece ha nella partecipazione attiva una delle espressioni della politica più significative.
Ma può realmente essere il 2012 l'ennesimo anno zero di questa martoriata città? Da cosa ripartire allora? Una visione complessiva della nuova Catania dovrebbe essere raccolta e organizzata all'interno del nuovo PRG, che la città attende dagli anni Sessanta. Le aree calde sono il quartiere di Cibali che nell'area dello stadio, della caserma dei pompieri e del carcere dovrebbe ospitare l'area verde più grande della città; il nuovo Corso dei Martiri che con il progetto di Cucinella, che ha sostituito Fuksas, potrebbe diventare cantiere entro il prossimo novembre e che prevede ulteriori spazi residenziali, commerciali e ricettivo-alberghieri, e nessuna area di raccolta per i casi di emergenza come un evento sismico. Poi c'è la questione irrisolta del grande e quasi abbandonato Parco di Monte Po e del devastato Parco dei Giusti nato al suo interno per ricordare chi aiutò gli ebrei durante il nazismo.
Ma l'epicentro di gran parte delle questioni sul tavolo è il mare. Per chi arriva oggi a Catania e perfino per i catanesi più giovani, può sembrare una ricostruzione fantasiosa quella che attribuisce alla città dell'Etna anche il titolo di città di mare. Periodicamente torna a risuonare nei comizi e nei comunicati stampa dei politici il jolly del waterfront, perché chiamarlo lungomare lo fa sembrare una cosa meno importante. Ci sono 15 chilometri che per bellezza e varietà hanno pochi paragoni in Italia dalla foce del Simeto a San Giovanni Li Cuti. In questa fascia si concentrano gli interessi dei grossi gruppi economici che con il sistema del project financing – il coinvolgimento di soggetti privati nella realizzazione, nella gestione e soprattutto nell'accollo totale o parziale dei costi di opere pubbliche in vista di guadagni futuri – a causa della debolezza della politica, o con la sua connivenza, decidono secondo le proprie convenienze le politiche infrastrutturali. A Catania sembrano non valere le leggi che vietano di costruire in riva al mare! È il caso dell'Oasi del Simeto, che secondo uno dei progetti oggi più osteggiati dalla città è candidata a ospitare hotel, ristoranti, negozi e campi da golf. Ma quei chilometri sono anche chilometri nei quali si susseguono ferite, luoghi d'elezione e d'emozione. I luoghi dell'enorme struttura fatiscente dell'ex Cementificio o l'area dell'ex Mulino di S. Lucia costruita da Bellavista Caltagirone, finito in carcere per altri reati, e ora sotto sequestro. Ma ci sono anche questioni più recenti come la nuova darsena commerciale del Porto dall'ingresso del faro Biscari, in corso di costruzione e per la quale la Soprintendenza ha chiesto il blocco dei lavori e il ripristino dei luoghi, dopo le obiezioni espresse nei giorni scorsi anche da parte del Genio Civile. Ci sono la Vecchia Dogana e l'ingresso a pagamento al Porto, e ancora il Passiaturi, la Stazione Centrale e i sui enormi depositi e spazi, il Porto Rossi, la Piazza Europa ferita, il nuovo lido Tribeach costruito in contrasto con le raccomandazioni della Soprintendenza, Ognina e San Giovanni Li Cuti che da prezioso borgo marinaro rischia di essere inglobato in un enorme centro commerciale che va da Via del rotolo a Piazza Europa, in un progetto originariamente mascherato da area di decompressione per il pericolo tsunami.
 
 
Archi della marina, via Dusmet: G.A.R. - Per C'era una volta il mare: Mare Nostrum di Arturo Giusto. Installazione di Salvo Pappalardo, riprese di Victor Ortega e tecnico video Gino Cosentino. (ph. Simona Grillo) 
 
 
Abbiamo volutamente tralasciato in questo elenco l'intervento più importante, quello dell'interramento totale dell'attuale tracciato ferroviario sul lungomare e il riutilizzo o l'abbattimento dei cosiddetti Archi della marina, attualmente poco marinari. Nel 2004 l'allora sindaco Scapagnini approvò la scelta delle Ferrovie di raddoppiare la linea nel cuore della città, nel cosiddetto Nodo Catania. Ma, come dicevamo, il 2012 è l'anno delle scelte. Il progetto è ora finanziato e quindi per RFI è possibile cominciare i lavori. Ora Catania deve scegliere se riavere o meno il mare, se permettere o meno che la Ferrovia spazi via per sempre questo sogno e, contemporaneamente distrugga decine di edifici storici nell'area fra Castello Ursino e pescheria. Contro il progetto tre le iniziative principali: il Forum Catanese della Cultura e dell’Ambiente ha lanciato lo scorso 5 giugno con Questo treno non lo prendo, una raccolta firme e un flash mob molto partecipato; raccolta firme e petizione anche per SiciliAntica di Catania. Il G.A.R. - Gruppo Azione Risveglio, il 29 e 30 giugno ha proposto con C'era una volta il mare partendo dallo slogan “Vita, aria, opportunità e bellezza: Catania reclama il suo mare” un percorso per le vie della città con il progetto “100 tamburi” e poi una mostra e una suggestiva installazione artistica, grazie alla quale con delle proiezioni artistiche il mare, anche se virtualmente, ha fatto capolino sotto gli Archi della marina, in quel luogo splendido in cui era realmente solo pochi decenni fa.
Il raddoppio, dal punto di vista dell'impatto complessivo sui trasporti serve a poco se poi non si potenzia la Palermo – Catania o se si fa morire la linea sotto Siracusa. Ma questa non è una lotta contro la modernità e il progresso, è la richiesta di un'alternativa per la bellezza. Ad accomunare le controproposte è il progetto di far passare i treni in galleria lungo la cortina del porto con un contenuto aumento di spesa.
Si sente spesso parlare di un modello Barcellona, perché a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta la città spagnola ebbe partendo dal fronte mare uno straordinario sviluppo (con Barceloneta e il Porto vecchio) che la fecero scoprire al mondo in occasione delle Olimpiadi del 1992 e la cui onda lunga è ancora forte. Quel modello però oggi è datato e lontano dalle reali necessità della città dell'elefante, perché basato su nuovi edifici, nuovi posti barca, spazi commerciali, grandi alberghi e ristorazione. Oggi le grandi città, o quelle che come Catania aspirano ad esserlo, hanno bisogno di aree a verde e spazi di fruizione libera, insomma di uno sviluppo light senza colate di cemento e nuove enormi cubature commerciali.
 
(Articolo pubblicato su TRIBEART#96)
 

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Come sarà il nuovo MoMA

Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha presentato il nuovo progetto di ristrutturazione ed espansione del suo edificio, realizzato dal prestigioso studio architettonico newyorkese Diller Scofidio + Renfro. Il piano prevede un ampliamento dello spazio espositivo di quasi 4.000 metri quadrati, il 30 per cento in più. I cambiamenti riguarderanno soprattutto l’ala occidentale del MoMA che dà sulla 53esima strada, e in particolare la contestata decisione di demolire l’ex sede dell’American Folk Art Museum. La decisione era stata annunciata dal museo nell’aprile 2013, dando inizio a numerose proteste tra architetti e designer, che l’avevano definita «sbagliata, dannosa e inutile». Era nata anche una campagna #FolkMoMA su Twitter e Tumblr per salvare l’edificio, realizzato dallo studio locale Tod Williams Billie Tsien Architects nel 2001, caratterizzato da una preziosa facciata bronzea e acquistato dal MoMA nel 2011. Dopo le proteste il MoMA incaricò lo studio Diller Scofidio + Renfro di trovare una soluzione per portare avanti la ristrutturazione e allo stesso tempo tenere in piedi il museo. (Il Post)

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