RECENSIONI


La Peste

Durante le celebrazioni di Santa Rosalia, Palermo riapre – dopo sessant’anni - le porte dello storico Palazzo Costantino, con un progetto che va al di là della mera esposizione di opere d’arte per sposare una causa più ambiziosa: la rinascita culturale della città.

di Valentina Lucia Barbagallo


Installazione di Andrea Mineo - foto di Francesco Sgarlata
 
 
La decadenza e l’incuria – padrone indiscusse negli ultimi sessant’anni di Palazzo Costantino a Palermo – sono state “attaccate”, durante l’appena trascorso weekend, da La Peste, un progetto di Alessandro Bazan curato da Salvatore Davì, con la collaborazione di Tiziana Pantaleo. Un monito contro il radicalizzato stato di abbandono in cui versa la cultura palermitana ma anche quella regionale e nazionale tout court.
Una personale all’interno di una collettiva, oseremmo dire. Palazzo Costantino, nonostante le rovinose condizioni in cui versa ha ammaliato con la sua allure decadente lo sguardo dei fruitori che si sono lasciati sedurre e distrarre, badando più all’architettura che alle opere esposte.
Il senso del progetto era proprio questo: l’arte palermitana che attacca la decadenza socio-culturale della propria città spiazzando lo spettatore che, invece, di trovare pareti bianche e luci appositamente predisposte sulle opere, è entrato in relazione con polvere, rovine, brandelli di carta da parati, insegne di attività commerciali da tempo non più attive, a cui si contrapponevano magistralmente volte affrescate quasi intatte. In questo caso, dunque, non è stata effettuata un’operazione di neutralizzazione degli ambienti espositivi, bensì una "mostra/esposizione" dei medesimi… E forse, dopo tanti anni di mancata fruizione di quelle sale, era proprio il caso di lasciare loro la dovuta visibilità.
 
 
Un lavoro di Fausto Brigantino e dei Fare Ala - foto di Paolo Amico
 
 
Una mostra sui generis legata a un progetto di risanamento culturale della città e di valorizzazione del patrimonio architettonico abbandonato che, in alcuni casi, ha penalizzato le opere dei 50 artisti aderenti al progetto. I lavori in mostra – pitture, fotografie, installazioni, performance, sound art – riuscivano a fatica a dialogare e ad emergere dall'architettura così presente – quasi mimetizzati con lo spazio - nonostante la sua assenza condizionata e condizionante negli ultimi sessant’anni. Il bubbone dell’arte, però, è riuscito a insinuarsi sotto la “pelle” del palazzo, palesandosi con un rigonfiamento “sottocutaneo” metaforico: la peste mortifera intende chiudere un’epoca per aprirne un’altra, magari migliore. La "vanità" degli artisti è stata dunque messa da parte per sposare una causa diversa: far parlare del palazzo, accendere i riflettori su questa situazione, riportarla alla ribalta per “risolverla”. “La peste” di Salvatore Davì e dei suoi artisti vuole abbattere definitivamente la precedente ondata epidemica che ha annientato culturalmente la città mediante un nuovo attacco della medesima malattia che, però, intende avere, oggi, una valenza positiva: sconfiggere gli ultimi bubboni della peste culturalmente mortifera con bubboni di peste vivifica, bubboni che hanno le sembianze delle ultime generazioni di artisti palermitani. 
 
 
A R T I S T I
Giuseppe Adamo Sergio Amato Vincenzo Amenduni Paolo Amico Sabrina Annaloro Stefania Artusi Alessandro Bazan Fausto Brigantino Andrea Buglisi Maria Carato Mirko Cavallotto Tania Contorno Francesco Costantino Angelo Crazyone Andrea Curti Francesco Cuttitta Giacomo D’Aguanno Sergio D’Amore Dimitri Daniele Claudia Di Gangi/ Iringó Réti Francesco De Grandi Alessandro Di Giugno Andrea Di Marco Fulvio Di Piazza Martina Di Trapani Fada Full Fare Ala Ezio Ferreri Francesco Fontana Cristian Gambino Giulio Gebbia Simone Geraci Nino Giafaglione Linda Glorioso Silvia Glorioso Valentina Glorioso Loredana Grasso Laboratorio Saccardi Salvo Lo Nobile Federico Lupo Andrea Mineo/Dario Lo Cicero Alfonso Montana Sebastiano Mortellaro Vincenzo Pisano Fabiola Nicoletti Marta Ojeda Fernandez Gianluca Paterniti Anna Sefora Quartararo Roberto Rinella Stefania Romano Fabio Sgroi Vito Stassi Andrea Stepkova Francesco Tagliavia Maria Felice Vadalà William Marc Zanghi
 
 
(17 luglio 2012) 
 



SONDAGGIO

Qual è il patrimonio culturale più trascurato in Sicilia?
  Cretto (Gibellina, TP)
  Teatro Greco (Siracusa)
  Teatro greco-romano (Catania)
  Kamarina (Santa Croce Camarina, RG)
  Graffiti dell'Addaura (Palermo)
  Tonnara del Secco di San Vito Lo Capo (TP)
  Valle dei Templi (Agrigento)
  Torre (Isola delle femmine, PA)
  Tempio E (Selinunte, TP)
  Collegio dei Gesuiti (Catania)




Scritto sul corpo

Il titolo della collettiva – evidente richiamo al bestseller della scrittrice inglese Jeanette Winterson – rivela il tema centrale, la struttura attorno a cui la mostra si compone e si dispone: “Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce: quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì”. Questo il fil rouge che si dipana lungo il percorso espositivo attraverso il mondo del ricordo e dei legami dipinto da Elisa Anfuso e l’enigmatica dissolvenza della pittura di Anna Caruso, il racconto estatico e carnale dei quadri di Jara Marzulli e le immagini ironiche delle donne ritratte da Vania Elettra Tam, le contraddizioni dello spirito e del corpo della scultura e della grafica di Silvia Faieta e l’incontenibile innocenza e gli scenari camaleontici di quelle di Natascia Raffio, fino alle figure di Ilaria Margutti, simbolicamente ricamate per rappresentare le trame della nostra esistenza. All'E-lite studiogallery di Lecce fino all'8 aprile 2013.

Helmut Newton a Roma

Dopo il Museum of Fine Arts di Houston e il Museum für Fotografie di Berlino, il Palazzo delle Esposizioni di Roma accoglie dal 6 marzo al 21 luglio 2013, per la sua unica tappa italiana, la mostra White Women, Sleepless Nights, Big Nudes che presenta 180 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti del XX secolo. Scatti originariamente comparsi nei primi volumi del fotografo, dal libro White Women (1976), che vede un Newton cinquantenne alle prese con il suo primo volume monografico che otterrà il prestigioso Kodak Photobook Award, passando per Sleepless Nights (1978), che raccoglie servizi realizzati per riviste di moda e finisce per costruire ritratti che diventano reportage da scene del crimine, fino a Big Nudes (1981), la consacrazione della gigantografia.

Fratello fiume

Il Centro Culturale di Milano ospita la mostra di Giulio Di Sturco dal titolo "Fratello Fiume, Lo scorrere delle acque nel destino dell’uomo", terzo capitolo della trilogia dedicata alla relazione complessa tra uomo e ambiente, iniziata con le monografiche di Edward Burtynsky e Ragnar Axelsson. Una delle voci più rappresentative del reportage italiano, vincitore di un World Press Photo Award nel 2008, Di Turco espone per la prima volta nel capuologo lombardo 40 immagini frutto della ricerca fotografica condotta sul Gange e su altri fiumi del continente indiano. Gli scatti raccontano il legame tra la popolazione e il fiume, spaziando dalle inondazioni alle cerimonie religiose. "Il Gange è un esempio lampante della contraddizione irrisolta tra l'uomo e l'ambiente – spiegano la curatrice Enrica Viganò e Camillo Fornasieri, direttore del CMC – perché rappresenta una fonte di acqua ed energia per milioni di individui e, grazie alle terre che irriga, garantisce cibo a oltre un terzo degli indiani. Ma il Gange è anche uno dei corsi d'acqua più inquinati del mondo, utilizzato per smaltire i rifiuti tossici delle fabbriche, che mettono a dura prova un ecosistema ricchissimo di specie vegetali e animali". La mostra sarà visitabile fino al 28 febbraio 2013.

Guy Bourdin al Museo Nazionale Alinari della Fotografia

La Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia presenta a Firenze al MNAF "A message for you", una mostra dedicata a Guy Bourdin, uno dei fotografi più innovativi e provocatori del XX secolo, realizzata in collaborazione con Samuel Bourdin, Nicolle Meyer, la musa del fotografo e Shelly Verthime, la curatrice del progetto. Nata come una ricerca e divenuta poi una pubblicazione e una mostra, "A message for you" raggruppa la produzione di Bourdin della fine degli anni ‘70 quando, nel pieno della sua maturità artistica, il suo sguardo attento registra i cambiamenti sociali di quel periodo: la libertà sessuale, il capitalismo, gli eccessi del consumismo e la presenza crescente dei media. Tutti temi che trovano la loro perfetta collocazione sulle pagine patinate delle riviste di moda. La mostra cattura il periodo più significativo della sua carriera focalizzandosi su un corpus unico di lavori che Guy Bourdin produsse in collaborazione con Nicolle Meyer, sua musa e modella, che conobbe quando lei era appena diciassettenne. Le 75 stampe moderne esposte in mostra sono una raccolta di alcune immagini pubblicate su Vogue France e di diverse campagne pubblicitarie come Charles Jourdan, il calendari Pentax e Versace, oltre a una collezione di immagini mai pubblicate provenienti dall’archivio del fotografo. Completa l’esposizione una proiezione che raccoglie 150 immagini. Si tratta di una selezione che raccoglie polaroid, testi, annotazioni, negativi, ritratti di Bourdin, che anticipano le fotografie future: un viaggio nella mente curiosa dell’artista, intenso, sorprendente e allo stesso tempo pieno di humour. L’evento, inserito nelle manifestazioni di Pitti Immagine Uomo 83, è vitabile fino al 10 marzo 2013.

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