In diretta dall'eremo


Sud e Nord

Discorso sulle razze, sull’immolazione e sulla carità.

di Cosimo Piediscalzi


Cosimo Piediscalzi
 
 
Siccome sono i miei ultimi giorni qui prima di tornare in Sicilia, e siccome c’è un caldo patetico, non posso che parlarvi di sangue e di razza. Soffrire il caldo nordico senza avere a disposizione comfort tropicalizzanti quali il mare, la splendida e silenziosa natura, i monti mediterranei tutti ventosi o lo stesso cielo che a Sud è sempre più azzurro, più lindo ecc. Senza tutto ciò, come diavolo è possibile tollerare la calura? Eppure qui la gente sopporta tutto. A sera, prima di mezzanotte, quando qui non c’è un filo di vento e la cappa dell’afa si rimesta ai quintali di C02, vedo chiudere tutte le finestre delle case. Tutte! Anche quelle case prive di condizionatore d’aria. Tutti chiusi, finestre e porte sprangate! Un vero e proprio coprifuoco.
E allora io immagino questa gente, questa stirpe così diversa da me coabitare con calma questi loculi sigillati malgrado i 35 gradi. Li vedo dividere le camere con i propri animali domestici. Con i miei occhi annullo le sottili pareti e osservo. Li vedo allungarsi tutti zuppi di sudore sui letti dell’Ikea. Oppure cambio palazzo e immagino i pensionati, rigidi e soli in letti meno alla moda che fissano lampadari anni ’80. E con questi vecchietti magari, solo le povere badanti: ucraine, moldave, tutte lì al caldo ma bene o male apparentate con le tribù longobarde, stessa tempra forse. Mai nessuno che spalanchi una persiana, niente. Un patimento condotto con quel rigore militare tipico dei nordici.
Io invece, essendo un diretto discendente degli Elimi ma greco-macedone di razza bastarda aggiunta; me ne sto con le finestre tutte aperte fino all’alba. Non respiro. Soffro di claustrofobia. Boccheggio, imploro, tiro pugni ai muri, ululo. E da Elimo meticcio, non posso che evidenziare tutti i torti di questa mia stirpe disgraziata. Il bollore del mio sangue cucina nelle mie vene tutti i peggiori vulcanesimi della Chimica: quello Arabo, quello Svevo, quello Greco, quello Ispanico, quello Saraceno. Insomma è un inferno! Affluiscono in me etnie che sbandano in arcobaleni sanguigni e mi fanno diventare un obbrobrio.
La ricetta della mia razza è l’inferno che poi osservo allo specchio alle 3 del mattino. Eccomi! Dio santo ma chi sono? Lo specchio è implacabile e mi risponde: “Tu sei un armigero rovinoso con il torace troppo largo per l’esagerazione del cuore, sei figlio di schiavi evasi a rotta di collo, hai l’aspetto della donnetta di Patrasso o Kalamata, le gambe magre degli uomini dell’Egeo, il pelo biondo è dei Normanni, le vene turgide e i polsi grandi come un soldato della lega Peloponnesiaca, insomma sei un rottame! E hai anche l’occhio celeste tipico della vipera africana”.
Come caspita potrei contraddire uno specchio? E allora nulla, me ne sto anch’io nel mio loculo nordico e penso ai pochi giorni che mi separano dalla partenza, penso ai parenti che non ho (malgrado lo zibaldone sulla Razza sopra citato). E mentre penso a questo, un miliardo di insetti bofonchia dietro alle zanzariere – “Facci entrare! Facci entrare!” – mi urlano tutti insieme. Poveri insetti io li capisco, probabilmente sono all’asciutto per via dei Nordici qui tutti sbarrati in casa, ma io che posso farci? Così mi alzo dal letto e mi avvicino alla zanzariera. Di colpo uno sciame ancora più nutrito di parassiti mi si avvicina. “Chi siete?” – domando io. “Siamo zanzare, cimici, scarafaggi, e tra noi anche qualche OGM nato da anni e anni di inquinamento”. “E che diavolo volete?” – domando ancora io. “Vogliamo il tuo sangue vermiglio di Elimo, perché nutriente e raro, perché ricco di proteine e di sole, vogliamo il tuo altruismo, l’esubero ematico che ti tiene sveglio”. “E quanto mi date in cambio?” – ribatto io. “Nulla mio caro, nulla che non sia la ricompensa dello Spirito. Facci entrare amorevole Padre e dacci la tua Carità che qui la gente è tanto tirchia”.
Per un attimo resto in silenzio. Che fare? La proposta poi era un po’ bislacca, dovrei dare il mio sangue in cambio di cosa? Ci rifletto, vado avanti e indietro per la stanza, poi in cucina prendo un limone, lo affetto e me lo mangio con tutta la scorza. Intanto lo sciame affammato è ancora lì, attende risposta, freme, conosce la mia bontà, sa che la mia è una razza generosa. Torno nella mia camera, faccia a faccia con i miei vampiri. Mi tolgo anche le mutande. Accenno ad un famelico sorriso, la vena della mia fronte pulsa! Loro capiscono. Ebbene si, ho deciso. Come faccio a dire no a chi mi domanda la carità? Se qualcuno mi chiede il sangue non ho forse il dovere di darlo via? Alzo su anche la zanzariera e nudo come un verme mi immolo. In men che non si dica sono avvolto dalla nube nera, sorrido, penso ai santi Martiri della Tebaide! Puntuale, alle 4 del mattino urlo così: “Amati insetti, prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, fate questo in memoria di me”.
Voglio saziare chicchessia, anche i miei assassini, basta chiedere.
 
(20 giugno 2012)
 



SONDAGGIO

Qual è il patrimonio culturale più trascurato in Sicilia?
  Cretto (Gibellina, TP)
  Teatro Greco (Siracusa)
  Teatro greco-romano (Catania)
  Kamarina (Santa Croce Camarina, RG)
  Graffiti dell'Addaura (Palermo)
  Tonnara del Secco di San Vito Lo Capo (TP)
  Valle dei Templi (Agrigento)
  Torre (Isola delle femmine, PA)
  Tempio E (Selinunte, TP)
  Collegio dei Gesuiti (Catania)




Scritto sul corpo

Il titolo della collettiva – evidente richiamo al bestseller della scrittrice inglese Jeanette Winterson – rivela il tema centrale, la struttura attorno a cui la mostra si compone e si dispone: “Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce: quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì”. Questo il fil rouge che si dipana lungo il percorso espositivo attraverso il mondo del ricordo e dei legami dipinto da Elisa Anfuso e l’enigmatica dissolvenza della pittura di Anna Caruso, il racconto estatico e carnale dei quadri di Jara Marzulli e le immagini ironiche delle donne ritratte da Vania Elettra Tam, le contraddizioni dello spirito e del corpo della scultura e della grafica di Silvia Faieta e l’incontenibile innocenza e gli scenari camaleontici di quelle di Natascia Raffio, fino alle figure di Ilaria Margutti, simbolicamente ricamate per rappresentare le trame della nostra esistenza. All'E-lite studiogallery di Lecce fino all'8 aprile 2013.

Helmut Newton a Roma

Dopo il Museum of Fine Arts di Houston e il Museum für Fotografie di Berlino, il Palazzo delle Esposizioni di Roma accoglie dal 6 marzo al 21 luglio 2013, per la sua unica tappa italiana, la mostra White Women, Sleepless Nights, Big Nudes che presenta 180 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti del XX secolo. Scatti originariamente comparsi nei primi volumi del fotografo, dal libro White Women (1976), che vede un Newton cinquantenne alle prese con il suo primo volume monografico che otterrà il prestigioso Kodak Photobook Award, passando per Sleepless Nights (1978), che raccoglie servizi realizzati per riviste di moda e finisce per costruire ritratti che diventano reportage da scene del crimine, fino a Big Nudes (1981), la consacrazione della gigantografia.

Fratello fiume

Il Centro Culturale di Milano ospita la mostra di Giulio Di Sturco dal titolo "Fratello Fiume, Lo scorrere delle acque nel destino dell’uomo", terzo capitolo della trilogia dedicata alla relazione complessa tra uomo e ambiente, iniziata con le monografiche di Edward Burtynsky e Ragnar Axelsson. Una delle voci più rappresentative del reportage italiano, vincitore di un World Press Photo Award nel 2008, Di Turco espone per la prima volta nel capuologo lombardo 40 immagini frutto della ricerca fotografica condotta sul Gange e su altri fiumi del continente indiano. Gli scatti raccontano il legame tra la popolazione e il fiume, spaziando dalle inondazioni alle cerimonie religiose. "Il Gange è un esempio lampante della contraddizione irrisolta tra l'uomo e l'ambiente – spiegano la curatrice Enrica Viganò e Camillo Fornasieri, direttore del CMC – perché rappresenta una fonte di acqua ed energia per milioni di individui e, grazie alle terre che irriga, garantisce cibo a oltre un terzo degli indiani. Ma il Gange è anche uno dei corsi d'acqua più inquinati del mondo, utilizzato per smaltire i rifiuti tossici delle fabbriche, che mettono a dura prova un ecosistema ricchissimo di specie vegetali e animali". La mostra sarà visitabile fino al 28 febbraio 2013.

Guy Bourdin al Museo Nazionale Alinari della Fotografia

La Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia presenta a Firenze al MNAF "A message for you", una mostra dedicata a Guy Bourdin, uno dei fotografi più innovativi e provocatori del XX secolo, realizzata in collaborazione con Samuel Bourdin, Nicolle Meyer, la musa del fotografo e Shelly Verthime, la curatrice del progetto. Nata come una ricerca e divenuta poi una pubblicazione e una mostra, "A message for you" raggruppa la produzione di Bourdin della fine degli anni ‘70 quando, nel pieno della sua maturità artistica, il suo sguardo attento registra i cambiamenti sociali di quel periodo: la libertà sessuale, il capitalismo, gli eccessi del consumismo e la presenza crescente dei media. Tutti temi che trovano la loro perfetta collocazione sulle pagine patinate delle riviste di moda. La mostra cattura il periodo più significativo della sua carriera focalizzandosi su un corpus unico di lavori che Guy Bourdin produsse in collaborazione con Nicolle Meyer, sua musa e modella, che conobbe quando lei era appena diciassettenne. Le 75 stampe moderne esposte in mostra sono una raccolta di alcune immagini pubblicate su Vogue France e di diverse campagne pubblicitarie come Charles Jourdan, il calendari Pentax e Versace, oltre a una collezione di immagini mai pubblicate provenienti dall’archivio del fotografo. Completa l’esposizione una proiezione che raccoglie 150 immagini. Si tratta di una selezione che raccoglie polaroid, testi, annotazioni, negativi, ritratti di Bourdin, che anticipano le fotografie future: un viaggio nella mente curiosa dell’artista, intenso, sorprendente e allo stesso tempo pieno di humour. L’evento, inserito nelle manifestazioni di Pitti Immagine Uomo 83, è vitabile fino al 10 marzo 2013.

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