RECENSIONI


Alberto Abate - Dialogo con la testa

Un racconto in 100 opere di 10 anni di attività di uno degli artisti che ha guidato la riscossa della pittura nei confronti delle altre forme d'arte visiva.

di Giacomo Alessandro Fangano


Alberto Abate, Elogio alle arti, 1998, tecnica mista su carta, cm 400x300
Nella foto in basso: Alberto Abate, Senza titolo, 2010-2011, dittico, olio su tela, cm 33x66 
 
 
Per gli artisti le mostre non sono tutte uguali. In alcuni casi, per il particolare momento creativo o per la location, un'esposizione può assumere una rilevanza maggiore di un'altra. Per Alberto Abate una mostra al Palazzo della Cultura, organizzata dal Comune di Catania, era una di queste occasioni. Ne avevamo parlato lo scorso anno proprio dentro le sale che ospiteranno fino all'1 luglio le sue opere per la mostra organizzata dalla galleria Il Planetario di Trieste, Dialogo con la Testa - opere dal 2000 al 2011, che prende il titolo da un testo/manifesto sulla propria pittura dello stesso artista, inserito in catalogo insieme agli scritti di Beatrice Buscaroli e Carlo Micheli.
Abate la immaginava come una grande festa, una mostra pubblica da condividere con la “sua” città, con i tanti collezionisti e ammiratori, con gli artisti amici da una vita. Testa di ponte era Elogio alle arti, il grande disegno preparatorio del dipinto esposto al prestigioso The Crescent di Dallas, donato al Comune ed esposto in permanenza proprio al Palazzo della Cultura. Alberto però è morto lo scorso 9 marzo a poco più di due mesi dal 19 maggio, data prevista per l'inaugurazione di questa mostra preparata con cura negli ultimi anni e che non è riuscito a vedere. Per un ulteriore crudele gioco del destino il vernissage è stato annullato, insieme a tutte le attività in programma per la Notte dei musei, a causa dell'attentato nella scuola di Brindisi.
C'è dunque un forte legame di sangue e di cultura a caratterizzare il rapporto fra gli Abate, la città etnea e l'arte. Elementi così forti da affermarsi fra i più interessanti degli ultimi 130 anni della storia dell'arte della città etnea. Questo percorso si è dolorosamente interrotto a causa dell'aggressiva malattia che lo ha divorato in poco tempo. Alberto Abate è considerato uno dei padri di quel ritorno alla pittura figlio dell'ultimo scorcio degli anni Settanta, che ha in Catania uno snodo fondamentale, visto che il termine stesso più utilizzato per indicarlo, anacronismo, è stato coniato da un altro pittore catanese-romano, Franco Piruca. Come “reazione” allo strapotere di quel sistema dell'arte che aveva esaltato il concettuale, il poverismo, i nuovi medium o le provocazioni formali, una serie di artisti affermò orgogliosamente l'importanza degli stilemi e delle tecniche della grande arte del passato così, tralasciando il problema delle tematiche affrontate e delle diverse sfumature estetiche, di volta in volta per definire questa riscoperta si è parlato di magico primario, pittura colta, ipermanierismo, citazionismo, nuova maniera italiana. In questo variegato ma omogeneo mondo Abate si distingue per la raffinatezza e la complessità culturale e tecnica. Nelle sue opere non c'è mai puro esercizio di stile, ma ogni cosa sembra sempre essere al posto giusto, ogni singolo elemento che può apparire puramente decorativo è invece funzionale ad un equilibrio estetico, logico, formale, culturale, simbolico. Ma questa ricchezza è così universale da permettere a ciascuno di apprezzare anche solo una parte di questi aspetti concentrandosi su ciò che più facilmente può essere percepito, fosse solo l'assoluta qualità pittorica. Pur non volendo sottolineare un lineare rapporto di causa ed effetto, vale la pena sottolineare gli influssi che possono essere pervenuti da una ricca linea artistica e familiare.
 
 
 
 
Questi elementi, di inevitabili esperienze estetiche giovanili, hanno sicuramente pesato sulle scelte artistiche di Alberto Abate, che scelse una pittura e uno stile “anacronistici”. Alessandro Abate, zio paterno di Alberto, era stato fra i più importanti pittori, acquarellisti e affreschisti dello Stile floreale attivi dalla fine dell'Ottocento ai primi 50 anni del Novecento a Catania. Carmelo Abate, padre di Alberto, si era trasferito a Roma nel 1938 e aveva avuto un buon successo lavorando per sculture, bassorilievi e pannelli per il nascente quartiere EUR e per la Libia “italiana” e partecipando alla Quadriennale e all'Esposizione Universale. Nel 1946 nacque Alberto, nel 1952 il ritorno della famiglia a Catania, dove il giovane ebbe la sua formazione artistica con Domenico Tudisco e Giuseppe Giuffrida. Da Catania cominciò dunque la carriera che lo ha portato a esporre in decine di prestigiose mostre in tutto il mondo, e sicuramente non sarà l'ultimo atto di questa vicenda l'incontro sull'artista previsto per il 30 giugno quando si terranno un concerto di musica classica e l'annullo filatelico originariamente previsto per l'inaugurazione. Le circa 100 opere di questa esposizione hanno il pregio di mostrare con estrema chiarezza il percorso che l'artista aveva intrapreso negli ultimi 10 anni, una strada di sintesi che partendo dalle grandi opere piene di riferimenti e cariche di pittura e simbolismi dei primi anni duemila, arriva ai piccoli dittici degli ultimi anni, con profili di un uomo e una donna caratterizzati soprattutto da policromi sfondi geometrici.
Alla luce della prematura scomparsa, non si può restare indifferenti rileggendo oggi quella parte del suo Dialogo con la Testa in cui a proposito di questioni estetiche intorno alla pittura, la Testa “diceva” ad Abate «la tua Pittura è un fantasma che si ciba di fantasmi, e tu stesso sei divenuto un fantasma. Tu sogni e tu stesso sei il sogno...».
 
(Articolo pubblicato su TRIBEART#95)
 

Informazioni utili


Palazzo della Cultura
Via Vittorio Emanuele 121
Catania - Sicilia
http://www.comune.catania.it

dal 20-05-2012 al 01-07-2012
lunedì-sabato 9.30-13/15-19; domenica 9-13
ingresso libero

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SONDAGGIO

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  Cretto (Gibellina, TP)
  Teatro Greco (Siracusa)
  Teatro greco-romano (Catania)
  Kamarina (Santa Croce Camarina, RG)
  Graffiti dell'Addaura (Palermo)
  Tonnara del Secco di San Vito Lo Capo (TP)
  Valle dei Templi (Agrigento)
  Torre (Isola delle femmine, PA)
  Tempio E (Selinunte, TP)
  Collegio dei Gesuiti (Catania)



Scritto sul corpo

Il titolo della collettiva – evidente richiamo al bestseller della scrittrice inglese Jeanette Winterson – rivela il tema centrale, la struttura attorno a cui la mostra si compone e si dispone: “Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce: quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì”. Questo il fil rouge che si dipana lungo il percorso espositivo attraverso il mondo del ricordo e dei legami dipinto da Elisa Anfuso e l’enigmatica dissolvenza della pittura di Anna Caruso, il racconto estatico e carnale dei quadri di Jara Marzulli e le immagini ironiche delle donne ritratte da Vania Elettra Tam, le contraddizioni dello spirito e del corpo della scultura e della grafica di Silvia Faieta e l’incontenibile innocenza e gli scenari camaleontici di quelle di Natascia Raffio, fino alle figure di Ilaria Margutti, simbolicamente ricamate per rappresentare le trame della nostra esistenza. All'E-lite studiogallery di Lecce fino all'8 aprile 2013.

Helmut Newton a Roma

Dopo il Museum of Fine Arts di Houston e il Museum für Fotografie di Berlino, il Palazzo delle Esposizioni di Roma accoglie dal 6 marzo al 21 luglio 2013, per la sua unica tappa italiana, la mostra White Women, Sleepless Nights, Big Nudes che presenta 180 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti del XX secolo. Scatti originariamente comparsi nei primi volumi del fotografo, dal libro White Women (1976), che vede un Newton cinquantenne alle prese con il suo primo volume monografico che otterrà il prestigioso Kodak Photobook Award, passando per Sleepless Nights (1978), che raccoglie servizi realizzati per riviste di moda e finisce per costruire ritratti che diventano reportage da scene del crimine, fino a Big Nudes (1981), la consacrazione della gigantografia.

Fratello fiume

Il Centro Culturale di Milano ospita la mostra di Giulio Di Sturco dal titolo "Fratello Fiume, Lo scorrere delle acque nel destino dell’uomo", terzo capitolo della trilogia dedicata alla relazione complessa tra uomo e ambiente, iniziata con le monografiche di Edward Burtynsky e Ragnar Axelsson. Una delle voci più rappresentative del reportage italiano, vincitore di un World Press Photo Award nel 2008, Di Turco espone per la prima volta nel capuologo lombardo 40 immagini frutto della ricerca fotografica condotta sul Gange e su altri fiumi del continente indiano. Gli scatti raccontano il legame tra la popolazione e il fiume, spaziando dalle inondazioni alle cerimonie religiose. "Il Gange è un esempio lampante della contraddizione irrisolta tra l'uomo e l'ambiente – spiegano la curatrice Enrica Viganò e Camillo Fornasieri, direttore del CMC – perché rappresenta una fonte di acqua ed energia per milioni di individui e, grazie alle terre che irriga, garantisce cibo a oltre un terzo degli indiani. Ma il Gange è anche uno dei corsi d'acqua più inquinati del mondo, utilizzato per smaltire i rifiuti tossici delle fabbriche, che mettono a dura prova un ecosistema ricchissimo di specie vegetali e animali". La mostra sarà visitabile fino al 28 febbraio 2013.

Guy Bourdin al Museo Nazionale Alinari della Fotografia

La Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia presenta a Firenze al MNAF "A message for you", una mostra dedicata a Guy Bourdin, uno dei fotografi più innovativi e provocatori del XX secolo, realizzata in collaborazione con Samuel Bourdin, Nicolle Meyer, la musa del fotografo e Shelly Verthime, la curatrice del progetto. Nata come una ricerca e divenuta poi una pubblicazione e una mostra, "A message for you" raggruppa la produzione di Bourdin della fine degli anni ‘70 quando, nel pieno della sua maturità artistica, il suo sguardo attento registra i cambiamenti sociali di quel periodo: la libertà sessuale, il capitalismo, gli eccessi del consumismo e la presenza crescente dei media. Tutti temi che trovano la loro perfetta collocazione sulle pagine patinate delle riviste di moda. La mostra cattura il periodo più significativo della sua carriera focalizzandosi su un corpus unico di lavori che Guy Bourdin produsse in collaborazione con Nicolle Meyer, sua musa e modella, che conobbe quando lei era appena diciassettenne. Le 75 stampe moderne esposte in mostra sono una raccolta di alcune immagini pubblicate su Vogue France e di diverse campagne pubblicitarie come Charles Jourdan, il calendari Pentax e Versace, oltre a una collezione di immagini mai pubblicate provenienti dall’archivio del fotografo. Completa l’esposizione una proiezione che raccoglie 150 immagini. Si tratta di una selezione che raccoglie polaroid, testi, annotazioni, negativi, ritratti di Bourdin, che anticipano le fotografie future: un viaggio nella mente curiosa dell’artista, intenso, sorprendente e allo stesso tempo pieno di humour. L’evento, inserito nelle manifestazioni di Pitti Immagine Uomo 83, è vitabile fino al 10 marzo 2013.