In diretta dall'eremo


Banlieue

Consacrare l’aberrante che ci circonda.

di Cosimo Piediscalzi


Illustrazioni di Stefano David
 
 
Da un po’ di tempo ho il piacere di scrivere per una rivista milanese di nome Banlieue (forse sono l’unico terrone della banda). Presentarvi e farvi conoscere Banlieue in poco tempo non è facile. Perché l’anima di Banlieue è piuttosto fenomenologica, tipica caratteristica di una rivista cosiddetta alternativa. Anzitutto Banlieue nasce nel 2008 da un’idea di alcuni ex studenti della Bicocca, tra cui lui l’occhialuto Gianluca Longhi, attualmente vagabondo in Asia.
È da lì che infatti adesso ci aggiorna e tutti noi collaboratori leggiamo le sue avventure via mail. Ultime sue news lo vedevano in Thailandia e all’inizio del suo approdo mi ero quasi preoccupato, appena Gianluca arriva lo accoglie un terremoto di magnitudo 8,7 al largo di Banda Aceh. Infine la sua missiva rassicura e rallegra tutti noi: “Ragazzi, sto benissimo! Mi occupo di grafica e promozione per un bordello di Phuket”. Ecco, questo più o meno è Gianluca, il “leader” di Banlieue, ipotecato temporaneamente in un fantasioso go/go bar tailandese noto per i suoi sexy-show. E proprio da quel luogo di perdizione fino a pochi giorni fa ci mandava le direttive per la preparazione del nuovo numero di Banlieue. Per altro Gianluca non è nuovo a viaggi movimentati, sul web si trovano ancora suoi reportage firmati con lo pseudonimo di Jean Luc le Long in cui ci racconta come funziona l’economia del “porno marketing” ad Irskutsk, o articoli come “Chengdu, belle ragazze e panda giganti”, oppure “Hong Kong in un giro di Rolex (falso)”. Non è nuovo ai viaggi Gianluca e non è nuovo neanche agli pseudonimi. Pare sia anche Katia; una ragazzina evangelica che ha fatto tremare l’etere con le sue scabrose rivelazioni che finivano per coinvolgere anche politici e personaggi del giornalismo. La spericolatezza di Katia è tale che se la cercate su Facebook vi spunta subito questo: “Il link che stai tentano di visitare è stato considerato offensivo”. Ecco, Banlieue è anche un po’ tutto questo, è un magazine che può portarti dritto agli Aut-Aut di un link decelerante che ti avverte: “offensivo/ingiurioso/oltraggioso”. Ma non è neanche un vezzo, è piuttosto l’Anémos portante di tutta Banlieue, così come lo stesso Gianluca Longhi l’ha voluta sin dall’inizio: imprevidente e linguacciuta! In una deriva gioconda di punzonature beffarde e libertine. E la punzonatura è sempre oculata, mai banale, anzi è quasi pedagogica. Perché pedagogica forse è l’agitazione cinica di Banlieue.
Nessuno è oggi “innocente” se al tempo stesso è anche “primadonna” del “palcoscenico Italia”, e allora la licenza è assicurata! Se niente è più innocente, nulla deve essere risparmiato. E lo stesso orrore, lo stesso kitsch va anzi amplificato, ingigantito ed esposto nella sua luce pietosa. L’aberrante va consacrato.
Così i vari numeri di Banlieue ci hanno visto articolare di Homo-Sapiens-Sapiens condotto al meritato sepolcro, di madri e matriarcato da abolire, di filantropia e benefattori da sopprimere, di moralismi e incipit Sacri da scardinare. E finora Banlieue si è fatta onore tramite brevi racconti, poesie, fulminazioni e immagini! E onore anche tutti i collaboratori che sono scrittori, poeti ma anche grafici e illustratori. Banlieue infatti, è sempre arricchita da illustrazioni che accompagno di volta in volta tutti i pezzi scritti. Altra peculiarità di Banlieue? Le presentazioni che alla fin fine sono veri e propri “happening”. Ed ecco allora che le presentazioni al Frida di Milano sono state anche queste: offrire insieme alle copie del giornalino, gadget come le famose fialette con lo sperma di Capezzone, gli assorbenti di Nicole Minetti, o addirittura le imperdibili boccette contenenti la bava di Umberto Bossi. È qui Banlieue ha sperato forse di cannibalizzare persino se stessa. Di portarsi al dì là del fenomeno politico-paradossale che essa stessa dibatte. Tra storielline brucianti, liriche e improbabili inchieste, Banlieue ha tentato una sacralizzazione dell’effetto antropofago (da autrice, da istigatrice, da osservatrice, da vittima e da carnefice). Macinare e tritare l’indigeribile, per un processo quasi escatologico, depuratorio ed esorcizzante.
Ma cosa ci dice di Banlieue proprio lui, Gianluca? Ecco: “Banlieue è il superamento del classico giornalino universitario benpensante, rigorosamente di sinistra, giustizialista, che parla di un certo tipo di cinema e di letteratura, indignato per le ingiustizie del mondo. La ridicolizzazione del mondo universitario è un leit-motiv di Banlieue. Banlieue è lo stravolgimento di tutte le rubriche che possono avere un logica nel contesto di una rivista culturale: c'è l'anoressica che dà consigli su come vomitare il cibo, c'è un allevatore di vacche da latte che offre suggerimenti tecnici per rendere remunerativo un allevamento rivolgendosi però ad un target di studenti umanisti; nel passato ci sono stati consigli su come riciclare il denaro sporco, c'è Katia che scrive gli editoriali dal Belgio dove lavora in un ufficio alle dipendenze di Formigoni e che spiega che tutto sommato non aver finito l’università è stata una buona scelta, ci sono lettere della redazione dal contenuto apparentemente aberrante in cui si discetta sul perché sarebbe giusto uccidere le persone con cui non ci si trova d'accordo o sul perché dovremmo rinunciare ad un comportamento etico o ancora perché riteniamo limitante la proibizione dell’incesto e perché dovremmo tornare allo stato di natura”.
Presentiamo il plotone di tutta Banlieue? Eccoci qui: oltre a me appunto, per Banlieue hanno scritto, lavorato e disegnato Ursula Viganò, Giovanni Rainoldi, Alfonso Pierro, Antonio Lo Greco, Stefano David, Francesco Alberici, Claudia Santini, Giulia Frattini, Matteo Comastri, Andrea Coccia, Gero Miccichè, Gabriele Ferraresi, Francesco Ruffa, Emanuele Saccardo, Eli Bee, max teso, Paola Pappacena, Thomas Direnzo, Victor Attilio Campagna, Giuliano Frau, Daniele Martinelli, Filippo Lubrano, Irene Maria Sassi, Carlotta Bongiorni, Donato Pierro, Filippo Balestra, Katia, Paolo Cattaneo, Gianluca Longhi. A questa sfilza di nomi, taluni più assidui e altri meno, si è aggiunta anche Isabella Messina.  
 
Per chi volesse scaricare i vari PDF di tutti i numeri passati di Banlieue, qui può farlo:
 
(14 giugno 2012)
 





Come sarà il nuovo MoMA

Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha presentato il nuovo progetto di ristrutturazione ed espansione del suo edificio, realizzato dal prestigioso studio architettonico newyorkese Diller Scofidio + Renfro. Il piano prevede un ampliamento dello spazio espositivo di quasi 4.000 metri quadrati, il 30 per cento in più. I cambiamenti riguarderanno soprattutto l’ala occidentale del MoMA che dà sulla 53esima strada, e in particolare la contestata decisione di demolire l’ex sede dell’American Folk Art Museum. La decisione era stata annunciata dal museo nell’aprile 2013, dando inizio a numerose proteste tra architetti e designer, che l’avevano definita «sbagliata, dannosa e inutile». Era nata anche una campagna #FolkMoMA su Twitter e Tumblr per salvare l’edificio, realizzato dallo studio locale Tod Williams Billie Tsien Architects nel 2001, caratterizzato da una preziosa facciata bronzea e acquistato dal MoMA nel 2011. Dopo le proteste il MoMA incaricò lo studio Diller Scofidio + Renfro di trovare una soluzione per portare avanti la ristrutturazione e allo stesso tempo tenere in piedi il museo. (Il Post)

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