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Esperienze oltre la street art: Fra.Biancoshock

Ne parlano alcuni tra i più noti siti di street art del mondo. Ma, andando sul suo sito, campeggia inequivocabilmente un error message: “sorry this artist does not exist”. La sua è per certi versi una forma d'arte urbana senza tempo, concettuale, sottile e ironica, che sembra venuta fuori dalle esperienze performative in voga agli albori della street art e che, forse, suggerisce ipotetici scenari futuri. Ma chiediamolo a lui, a Fra.Biancoshock.

di Vlady Art


Fra.Biancoshock, Hero of my super-heroes, 2011 
 
 
Dici di non considerarti un artista e le tue non sono "opere d'arte", corretto? potresti definirti uno street artist? 
Io non mi considero assolutamente un artista, ne tantomeno uno street artist. Non ho alcuna competenza artistica, non so disegnare, non leggo libri di arte o frequento mostre. Non mi rispecchio assolutamente in quel tormentone che ormai da un po’ di anni sta invadendo il nostro territorio senza un vero e proprio filo conduttore. 
 
Ti senti forse annoiato da questo tormentone, da questa mania convulsiva, dalla moda e dai personaggi della street art? 
Trovo noiosa questa ripetitività che ormai da anni sta rendendo un po’ tutto uguale a tutto all’interno della street art. Il problema è che il 90% della street art è fatta per moda, non ha intento comunicativo, parte da idee riciclate, è destinata al prodotto commerciale e non alla ricerca dell’idea creativa. In Italia alcuni personaggi sono stati battezzati come padri del movimento, che in realtà, non esiste. La cosa ridicola è che tutto avviene tramite i media, da simil critici da teleschermo. Anche alcuni critici rinomati hanno speso parole importanti su di loro, aprendo così le porte a mostre in musei che fino a un mese prima ospitavano quadri di pittori del settecento. Tutto questo ha l'interesse di massimizzare il guadagno di questo boom. 
 
 
Fra.Biancoshock, All right guys, Bergamo, 2011
 
 
In ciò che fai, ritieni ci sia in qualche modo una componente di "post" street art? 
Sinceramente non ho mai pensato a definire le mie produzioni. Non mi sento parte di un movimento, non mi colloco in nessuna tendenza. Non saprei dire se ciò che faccio è da considerarsi “post street art”, sicuramente posso dire che non è street art. Dalla street art colgo solo “street”, cioè il luogo principale dove attuo le mie “Esperienze”. Io le definisco più che altro “esperienze non convenzionali”. 
 
Ma facciamo un passo indietro. Biancoshock, da dove vieni esattamente, come e quando nasci come "performer"? 
Vengo da Milano e dal writing. È stata un’esperienza essenziale per me. Con il writing ho conosciuto persone che mi rimarranno per sempre nel cuore. Dell’evoluzione della lettera, del loop figo o del tratto perfetto, non mi è mai interessato. Nel tempo ho capito che non provavo più emozioni a scrivere un nome su un muro o su un treno, ma che sentivo il bisogno di comunicare qualcosa comprensibile per tutti. Così dopo 5-6 anni passati a “scarabocchiare” sui muri ho concepito Biancoshock. Il fatto che non pubblichi mai il mio viso credo derivi dal trascorso nel writing: non mi interessa mettermi in primo piano, mi interessa spostare l’attenzione sull’esperienza e sull’emozione che essa può suscitare. Per scelta ho deciso di realizzare le mie “esperienze” da solo. Perché sono mie sensazioni, mie paranoie che se condividessi con qualcun altro perderebbero un po’ del loro intento (un discorso un po’ egoistico, lo so). Poi ho conosciuto Elfo (ndr artista bresciano) e ho rimesso in discussione tutto. E’ l’unica persona con cui ho realizzato dei lavori in totale sintonia. Più volte ci siamo stupiti di come avessimo delle idee in comune da sviluppare. E infatti abbiamo dei progetti in corso.  
 
 
Fra.Biancoshock, My last canvas, Milano, 2012 (ph Francesca Cavarretta)
   

A prima vista stupisce la tua iperproduttività, la tua grande ispirazione: non passi molto tempo al secco di idee e di emozioni, mi sbaglio?
Lavoro 40 ore settimanali, il resto lo passo in un box a creare i miei lavori. Biancoshock per me è vitale, non posso farne a meno in quanto è il mio veicolo per trasmettere emozioni e, a volte, un salvagente mentale. A volte mi chiedono cosa voglia dire Biancoshock. Non vuol dire niente, ma a me fa venire la pelle d’oca. Quando sarò riuscito a materializzarlo, a dargli un volto e un senso, smetto. Si intitolerà “Biancoshock” la mia ultima esperienza, già deciso. Ma fortunatamente ho ancora tante cose da dire prima di quel giorno.
L'iper produttività? è una cosa che mi manda in confusione. Quasi tutti mi dicono che realizzando così tanti lavori si bruciano le idee e si rischia di non approfondire un tema. Si rischia pure per dare uno spunto ad altri ed essere copiati. La classica frase che sento dire a riguardo è che l’artista non realizza tanto in quantità, ma dà valore al singolo pezzo, per renderlo esclusivo. Tutto vero.
Da parte mia però trovo alquanto ridicolo realizzare 10 lavori all’anno avendo 200 idee. Inoltre io non sono un artista, non ho interesse a dar valore economico alle mie produzioni: trovo molto più appagante realizzare un’idea curando meno il dettaglio estetico, ma valorizzando al massimo il potere comunicativo dell’esperienza. E poi, se è vero che tutti hanno una possibilità da giocarsi, voglio arrivare a quel giorno con tanto materiale da proporre!
 
Oggi, nel 2012, come vedi la street art e quali scenari futuri ipotizzi? 
A livello generale credo sia arrivata al momento in cui o si evolve, o declina. Le produzioni filo-banksiane non stupiscono più il fruitore; i ragazzini stampano adesivi, tagliano due stencil, fanno un blog e si definiscono street artist. La pubblicità ha stra-abusato della street art in quanto moda, non per il reale potenziale comunicativo. 
Non so cosa verrà dopo, mi auguro che in futuro cambino le dinamiche, non ci si limiti alla semplice mercificazione di un fenomeno fino ad esaurirlo, ma si dia spazio a persone con idee fresche e innovative, che possano essere applicate al marketing, all’architettura, alla riqualifica di spazi pubblici. Sarebbe bello iniziassero a vincere le idee, non i legami di conoscenza. 
Personalmente invece mi auguro di lasciare nel tempo un mio piccolo contributo a coloro che vogliono ancora emozionarsi davanti a qualcosa che è stato lasciato in strada per tutti.
 
 
(13 giugno 2012)
 


I vostri commenti


13-06-2012 alle ore 23:48
La moon  >   ma scusa samo che male c'è se uno NON fa arte per mantenersi? e soprattutto cosa centra abbinato al discorso della creatività? mantenersi con l'arte allora vuol dire per caso produrre commercialate??? Allora a maggior ragione io sto tutta la vita dalla parte dei pochi in Italia che sono come Fra Biancosock

13-06-2012 alle ore 22:03
Cello from Sangiu  >   Frabiancoshock rulez.

13-06-2012 alle ore 18:18
samo  >   "non ho interesse a dar valore economico alle mie produzioni" è la risposta alla domanda - dove trovi tutta questa creatività? lavori 40 ore sett. xcui hai un lavoro, xcui nn devi mantenerti con l'arte, xcui sei libero di fare quello che vuoi.



SONDAGGIO

Qual è il patrimonio culturale più trascurato in Sicilia?
  Cretto (Gibellina, TP)
  Teatro Greco (Siracusa)
  Teatro greco-romano (Catania)
  Kamarina (Santa Croce Camarina, RG)
  Graffiti dell'Addaura (Palermo)
  Tonnara del Secco di San Vito Lo Capo (TP)
  Valle dei Templi (Agrigento)
  Torre (Isola delle femmine, PA)
  Tempio E (Selinunte, TP)
  Collegio dei Gesuiti (Catania)



A Porto Empedocle le sculture di Giuseppe Agnello

Sono quaranta le opere presenti in "Memorie: vedute laterali e oblique", personale di Giuseppe Agnello a cura di Lorenzo Rosso. Le grandi sculture saranno esposte dal 22 giugno al 30 dicembre 2013 nella Torre Carlo V di Porto Empedocle e ben sintetizzano 15 anni di ricerca e produzione dell'artista di Racalmuto. Caratterizzano l’esposizione l'elemento materico (gesso, resina poliestere e terracotte) "che detta il ritmo della fruizione delle opere in mostra" e il colore ("nero metallico" al primo piano, "bianco abbacinante" al secondo). Aprono il percorso le sculture a dimensione reale "Corpi nuvolosi" (1999) e "Anima e corpo 3" (2012), uniche eccezioni cromatiche dell'itinerario in bianco e nero proposto da Agnello. Conclude la mostra una suggestiva installazione di 20 pecore disposte disordinatamente su una distesa di gesso e sassi di sale: un bianco arido che rimanda a una visione onirica pur rimanendo ancorata alla matericità della natura.

Le "Compressioni" di Davide Bramante a Malta

L’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura a Malta – in collaborazione con la Galleria RizzutoArte di Palermo – presentano "Compressioni", esposizione personale del fotografo siracusano Davide Bramante. In mostra dodici delle celebri opere fotografiche per cui l’artista è apprezzato in Italia e all’estero, e alcuni dei recenti acquarelli su photos che costituiscono l’ultima novità della sua raffinata ricerca artistica. Potrebbero sembrare elaborazioni digitali, invece le fotografie di Davide Bramante sono ottenute con la tecnica analogica della esposizione multipla in fase di ripresa, risultato di più scatti – da quattro a nove – sullo stesso fotogramma. Il principale soggetto e incontrastato protagonista delle opere fotografiche di Bramante è la città, interpretata mediante il ricordo e ricostruita attraverso la sovrapposizione di scatti diversi che sfociano in un’unica visione d’insieme. Attraverso la simultaneità delle sue sovrapposizioni, Bramante riesce ad esprimere il senso della società contemporanea, talmente affollata, impetuosa e sovrabbondante da essere incontenibile in una sola immagine. New York, Parigi, Zurigo, Madrid, Los Angeles, L’Avana, Berlino, fino alle metropoli d’Oriente - ma anche città italiane come Roma, Napoli, Palermo, Firenze – ciascuna raccontata attraverso la sincronica sovrapposizione di diverse inquadrature. Per l’artista, eterno girovago, i suoi lavori sono anche lo specchio della sua storia personale, delle sue esperienze di viaggio e della sua memoria. La mostra sarà inaugurata giovedì 11 luglio 2013 alle ore 19.30 presso l’Istituto Italiano di Cultura e sarà visitabile fino al 31 luglio.

Scritto sul corpo

Il titolo della collettiva – evidente richiamo al bestseller della scrittrice inglese Jeanette Winterson – rivela il tema centrale, la struttura attorno a cui la mostra si compone e si dispone: “Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce: quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì”. Questo il fil rouge che si dipana lungo il percorso espositivo attraverso il mondo del ricordo e dei legami dipinto da Elisa Anfuso e l’enigmatica dissolvenza della pittura di Anna Caruso, il racconto estatico e carnale dei quadri di Jara Marzulli e le immagini ironiche delle donne ritratte da Vania Elettra Tam, le contraddizioni dello spirito e del corpo della scultura e della grafica di Silvia Faieta e l’incontenibile innocenza e gli scenari camaleontici di quelle di Natascia Raffio, fino alle figure di Ilaria Margutti, simbolicamente ricamate per rappresentare le trame della nostra esistenza. All'E-lite studiogallery di Lecce fino all'8 aprile 2013.

Fratello fiume

Il Centro Culturale di Milano ospita la mostra di Giulio Di Sturco dal titolo "Fratello Fiume, Lo scorrere delle acque nel destino dell’uomo", terzo capitolo della trilogia dedicata alla relazione complessa tra uomo e ambiente, iniziata con le monografiche di Edward Burtynsky e Ragnar Axelsson. Una delle voci più rappresentative del reportage italiano, vincitore di un World Press Photo Award nel 2008, Di Turco espone per la prima volta nel capuologo lombardo 40 immagini frutto della ricerca fotografica condotta sul Gange e su altri fiumi del continente indiano. Gli scatti raccontano il legame tra la popolazione e il fiume, spaziando dalle inondazioni alle cerimonie religiose. "Il Gange è un esempio lampante della contraddizione irrisolta tra l'uomo e l'ambiente – spiegano la curatrice Enrica Viganò e Camillo Fornasieri, direttore del CMC – perché rappresenta una fonte di acqua ed energia per milioni di individui e, grazie alle terre che irriga, garantisce cibo a oltre un terzo degli indiani. Ma il Gange è anche uno dei corsi d'acqua più inquinati del mondo, utilizzato per smaltire i rifiuti tossici delle fabbriche, che mettono a dura prova un ecosistema ricchissimo di specie vegetali e animali". La mostra sarà visitabile fino al 28 febbraio 2013.