FR3SH


Sebastiano Mortellaro

Sebastiano Mortellaro

«Mi piacerebbe tantissimo che la mia ricerca potesse dare una scossa al territorio. È interessante far dialogare luoghi opposti uno all’altro, è quello che desidero da anni».

di Vanessa Viscogliosi


SEBASTIANO MORTELLARO
È nato a Siracusa nel 1974, dove vive e lavora.
 
 
(1) RACCONTACI I TUOI INIZI
Ho iniziato ad appassionarmi all’arte alle scuole superiori a Siracusa grazie all’artista Alfredo Romano. Successivamente in accademia a Milano ho avuto la fortuna di essere allievo di Alberto Garutti, è lui che mi dato la carica giusta. Ringrazio entrambi per quello che sono riusciti a trasmettermi.
 
(2) C’È STATO UN MOMENTO CHIAVE NELLA TUA FORMAZIONE?
Sicuramente le chiavi della mia formazione risalgono al 2003 e 2005, in questi anni ho conosciuto Salvatore Lacagnina che mi ha dato la possibilità di lavorare accanto a grandissimi artisti e poi un incontro importante è stato quello con l’artista e amico Aldo Taranto con cui tutt’oggi condivido i miei pensieri e anche uno studio, luogo di quotidiano confronto.
 
(3) QUALI ARTISTI HAI AMATO O TI HANNO SEGNATO MAGGIORMENTE?
Gli artisti che amo maggiormente sono Gino De Dominicis, Francis Bacon, Caravaggio, Pietro Roccasalva, Fabrizio De Andrè, mio padre anche se con l’arte non c’entra nulla. In genere amo tutti coloro che riescono a trasmettermi qualcosa anche non necessariamente artisti.
 
(4) COME DESCRIVERESTI LA TUA RICERCA?
La definirei molto legata al luogo di appartenenza, in questo caso la Sicilia, volendo sconfinare certi limiti che ci sono stati imposti in passato, per questo diventa importante “la relazione” che ci può essere tra opera, pubblico, artisti, curatori ecc… Mi piacerebbe tantissimo che la mia ricerca potesse dare una scossa al territorio. È interessante far dialogare luoghi opposti uno all’altro, è quello che desidero da anni.
 
(5) CHE RESPONSABILITÀ HA OGGI UN ARTISTA?
La responsabilità di ogni artista è quello di produrre cultura, il mercato passa in secondo piano, questo vale anche per i curatori, galleristi ecc… infatti trovo interessante il lavoro svolto in questi anni dagli spazi no profit come BOCS di Catania, Zelle e L’A Project Space di Palermo che danno la possibilità ad artisti del territorio di mettersi in evidenza. Andrebbero sostenuti di più.
 
(6) UNA RIFLESSIONE SULL’ARTE CONTEMPORANEA IN SICILIA E SULL’ARTE IN GENERE.
L’arte contemporanea in Sicilia è come una grande bomba non ancora esplosa. Ci sono ottimi artisti, tra questi Giuseppe Lana, Filippo Leonardi, canecapovolto, /barbaragurrieri/group, Federico Lupo, William Marc Zanghi e molti altri. Dell’arte in genere posso dire soprattutto per quella italiana che si è perso il legame con le proprie origini, questo è un punto di debolezza, l’arte di altri paesi è forte per non aver cancellato la propria storia.
 
(7) PROGETTI ATTUALI E PROSSIMI PROGRAMMI.
Sarà presentata a Palazzo Belmonte Riso di Palermo la collezione del museo dove all’interno c’è anche un mio lavoro, curata da Francesco Landolina e Rosaria Raffaele Addamo, e ringrazio Fabio Sgroi, Benedetta Fasone, Stefano Biondo e Andrea Stepkova per il lavoro svolto. Invece a giugno esporrò in una collettiva presso la Galleria Clou circolo d’arte contemporanea di Ragusa diretta da Antonio Dipasquale, uno spazio aperto anche ai giovani e con ottime ambizioni. La mostra sarà a cura di Cecilia Freschini.
 
(Intervista pubblicata su TRIBEART#94)
 



I vostri commenti


30-05-2012 alle ore 17:56
sebastiano mortellaro  >   innanzitutto ti dovresti presentare col tuo vero nome, e non con un nickname. Per quanto riguarda gli artisti non esistono nè quelli ingombranti nè quelli pericolosi, l'artista in quanto tale deve produrre cultura, tu lo fai? Il mio lavoro è nato in sicilia dodici anni fà quando ancora esisteva ben poco, poche gallerie e nessuna fondazione o museo, poi se mi parli giovani artisti in sicilia ne conosco molti e ci collaboro, non perdono tempo con chiacchere inutili e non costruttive ma si impegnano sul territorio, tu lo fai? E' molto semplice criticare ma è difficile rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare, se poi parliamo di lobby ce ne sono tantissime, guardati intorno. Io faccio il mio lavoro e lo faccio con onestà, non ho allineamenti politici, poi se quello che faccio e dico non ti piace non cambia nulla, continuo per la mia strada, invece di creare problemi al territorio cerco in parte di poterli risolvere, e se dici certe cose e perchè non conosci il mio lavoro, quindi documentati bene. Io mi firmo e non vivo nell'anonimato Sebastiano Mortellaro

26-05-2012 alle ore 18:00
bella  >   "l’arte di altri paesi è forte per non aver cancellato la propria storia", mentre la Sicilia cerca di dimenticare alcuni artisti ingombranti e pericolosi perché bisogna mettere in evidenza quelli tra i 35 o 40 anni....Ma la generazione precedente che ancora deve uscire fuori la conosci? E non mi venire a parlare di Palazzo Riso per favore, che chiude la porta ad artisti validissimi ....bella lobby!....





Come sarà il nuovo MoMA

Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha presentato il nuovo progetto di ristrutturazione ed espansione del suo edificio, realizzato dal prestigioso studio architettonico newyorkese Diller Scofidio + Renfro. Il piano prevede un ampliamento dello spazio espositivo di quasi 4.000 metri quadrati, il 30 per cento in più. I cambiamenti riguarderanno soprattutto l’ala occidentale del MoMA che dà sulla 53esima strada, e in particolare la contestata decisione di demolire l’ex sede dell’American Folk Art Museum. La decisione era stata annunciata dal museo nell’aprile 2013, dando inizio a numerose proteste tra architetti e designer, che l’avevano definita «sbagliata, dannosa e inutile». Era nata anche una campagna #FolkMoMA su Twitter e Tumblr per salvare l’edificio, realizzato dallo studio locale Tod Williams Billie Tsien Architects nel 2001, caratterizzato da una preziosa facciata bronzea e acquistato dal MoMA nel 2011. Dopo le proteste il MoMA incaricò lo studio Diller Scofidio + Renfro di trovare una soluzione per portare avanti la ristrutturazione e allo stesso tempo tenere in piedi il museo. (Il Post)

SELECTED VIDEO

ARCHIVIO