La Torre dell'Orologio (detta anche dei Modenesi) di Finale Emilia
Non solo la tragedia delle 7 vite umane sepolte dai crolli, dei feriti e degli sfollati. Il terremoto di magnitudo 6 manifestatosi in Emilia Romagna dalle 4.04 della scorsa domenica, ha causato gravissimi danni al patrimonio artistico e culturale di un territorio che non pativa un sisma così grave dalla fine del Cinquecento (nel 1570 a Ferrara e nel 1639 a Finale Emilia). I danneggiamenti maggiori si riscontrano tra Sant'Agostino (Ferrara), Finale Emilia e San Felice sul Panaro (Modena), epicentro del sisma. Un dato sulla loro entità è ancora prematuro. Vigili del Fuoco e protezione sono al lavoro per i rilevamenti ma già in via approssimativa la portata appare devastante. Distrutte chiese rinascimentali (Chiesa di Sant'Agostino), sei - settecentesche, castelli, torri e rocche che in alcuni casi risalivano addirittura al medioevo.
Danneggiati a Finale Emilia, in provincia di Modena, il Duomo cittadino opera quattrocentesca più volte rimaneggiata di cui sono crollati il timpano e la navata, il seicentesco Palazzo Veneziani e le chiese della Buonamorte (la navata centrale), del Rosario, dell'Annunciata, risalenti al XVI e XVII secolo. Crollata la Rocca Estense costruita nei secoli XIII-XV dal grande architetto Bartolino e da poco restaurata. Lo sfregio più riconoscibile sta forse in quella frattura inferta verticalmente alla trecentesca Torre dell'Orologio (detta anche dei Modenesi), accomunata in una specie di destino collettivo giacché sono tanti gli orologi pubblici con le rispettive torri e campanili, nelle varie provincie, ad essere stati buttati giù.
A Ferrara, la chiesa di Santa Maria in Vado colpita insieme a quella di San Paolo, a numerosi palazzi della zona delle costruzioni rinascimentali. Inagibile l'Archivio e quasi del tutto devastato il Teatro Nuovo edificato negli anni Venti del secolo scorso. I tre musei statali - la Pinacoteca Nazionale, il Museo Archeologico e la Casa Romei – sono stati quindi chiusi per disposizione del MiBac d'intesa con la Prefettura. Lungo anche l'elenco dei danni al patrimonio culturale delle province.
Le vite umane interrotte o gravemente ferite costituiscono una tragedia incommensurabile, ma le abitazioni, i centri storici, il patrimonio culturale di quelle stesse persone non sono trascurabili, poiché depositarie della loro storia, della loro identità e della futura organizzazione sociale delle comunità. Il consueto circolo vizioso tra disastro-emergenza-disamina sta per mettersi in moto. Il Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale a poche ore dal terremoto che ha colpito l'Emilia, lancia ancora una volta l'allarme sulla necessità di tenere sempre alta la vigilanza e l'attività di prevenzione sul patrimonio edilizio delle nostre città. “Entro i prossimi 10 anni – dice il comunicato - l'85% dell'edificato urbano avrà più di 40 anni e oltre 6 milioni di edifici sono esposti a gravi rischi sismici, 1 milione e trecento a quelli idrogeologici”. “Non più tardi di venerdì scorso – aggiunge - abbiamo denunciando il fatto che il secondo il nuovo decreto legge sulla Protezione civile non sarà più lo Stato a pagare i danni causati agli edifici privati dalle calamità naturali quali, per l'appunto, i terremoti”.
(21 maggio 2012)