TRIBEART / COMUNICATI


Salvatore Di Piazza, artigianato

Informazioni utili


a cura di Bartolo Chichi e Maria Rita Chichi
Bartolo Chichi Art & Photo Gallery
Via Vann’Anto 16 - 90144
Palermo - Sicilia
+39 0917828140
http://www.mariaritachichi.com

dal 24-05-2012 al 04-07-2012
vernissage 24/05/2012 ore 19
lunedì-venerdì 9.45-13/16.30-19.30; sabato 9.45-13
ingresso libero

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Artigianato - L'arte del saper fare

Palermo - Bartolo Chichi Art & Photo Gallery - Via Vann’Anto 16 - 90144
dal 24 maggio 2012 al 04 luglio 2012
 
Nel Novecento il lavoro degli uomini ha attraversato diverse e infinite fasi, ma oggi alle soglie di un nuovo secolo “Artigianato - L’arte del saper fare” è un recupero e una salvaguardia delle capacità e delle competenze che uomini di tutti i tempi hanno avuto e che ci auguriamo di trovare ancora nel futuro. La risorsa nel creare e nel detenere attraverso le proprie mani il segreto di un capitale e di una ricchezza, si può comparare con l’intelligenza e le facoltà umane, nel momento in cui il lavoro coincide con la ricerca di stessi, il piacere e l’entusiasmo stiamo costruendo il luogo del benessere e di una crescita sociale, capace di acquistare valore e risorse sostenibili. Da Bartolo Chichi - Art & Photo Gallery proponiamo un percorso in cui si trasformano in rassegna numerosi artigiani in “figure d’eccellenza”, in grado di coinvolgere e di divulgare l’arte del saper fare, come tendenza per l’evoluzione e la convivenza di ricerche e di stili, caratterizzando profondamente il nostro tessuto professionale. La continuità e il progressivo affermarsi dei maestri del fare, sono le correnti, i movimenti e le posizioni che i fotografi, Benedetta Alessandro, Danilo Comandè, Salvatore Di Piazza, Graziano Francesco, Elena Guzzardo, Gabriella Lambiasi, Salvo Lorito, Gianni Serio, Rosario Simone Solaro, Giuseppe Strano hanno rivendicato in questa collettiva fotografica, dove l’incalzante e l’incisiva creazione partecipa con l’osservazione/osservatore a registrare l’indiscussa e la stimolante manifestazione del risultato professionale. L’attuale situazione italiana ed europea sconvolge le scene del lavoro, alcune professioni vengono cancellate, altre ribaltate, e altre ancora riprese per non attraversare la frattura e la crisi che molti uomini vivono come sconfitta personale e di conseguenza sociale. Se l’anima e il corpo necessitano di lavoro per seminare, è ancor vero che se coincide con il piacere è una coincidenza paga di sforzi e di emozioni. Gli artigiani che proponiamo sostanzialmente non rinunciano a questa coincidenza, ai nostri occhi la fatica e il linguaggio che esprimono racchiudono un segreto che affonda le basi in una cultura antichissima. L’uomo capace di creare qualcosa o di restituire la vita a qualcosa è un miracolo e un amore per gli occhi che brillano increduli, come quando si vede nascere un fiore dalla terra. In parallelo la concorrenza del saper fare appartiene a mani laboriose e sapienti che ci restituiscono l’artigianato di qualità, procedimenti suggestivi e tecnici sono quelli di calzolai, fabbri e impagliatori. Superano il limite della semplice trascrizione dell’esperienza visiva e degustativa i pittori o i verniciatori, i pizzaioli o i panettieri. Le stesure minuziose, il contatto con il seme e il frutto e i tagli che conferiscono fascino eccezionale appartengono ai sarti, agli agricoltori e ai barbieri. L’acrobazia mimetica, gli intrecci naturali e artificiali e l’affermazione di un prodotto sul mercato è rappresentata dai venditori, commessi o padroni capaci di ammaliare il pubblico variegato dei compratori. C’è in questa collettiva fotografica la volontà di mostrare gli uomini e le donne che marciano verso la conquista, non solo dei loro diritti, ma anche dei propri doveri. Diritti e doveri che ogni anziano, uomo maturo, giovane donna o bambino devono perseguire per aderire a quelle istanze umanitarie, in grado di adoperare quei mezzi privilegiati per esprimere le proprie idee e plasmare la società contemporanea, in ideale e impegnata. “Arbeit macht frei” è la scritta incisa sopra il cancello d’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz, tradotta “il lavoro rende liberi”, in questa massima ognuno di noi deve far ricordo degli errori passati e lanciarsi con fiducia al futuro con la forza delle proprie capacità, testimonianza della piena conquista dei diritti umani. Entrando in galleria consiglio di osservare gli scatti e perché no laddove sentiamo l’esigenza anche di rimboccarci le maniche per trovare nuovi valori e affermare la condizione di denuncia o di parità, di cui noi tutti siamo impastati e coinvolti. Nessuno escluso. Maria Rita Chichi www.mariaritachichi.com





Come sarà il nuovo MoMA

Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha presentato il nuovo progetto di ristrutturazione ed espansione del suo edificio, realizzato dal prestigioso studio architettonico newyorkese Diller Scofidio + Renfro. Il piano prevede un ampliamento dello spazio espositivo di quasi 4.000 metri quadrati, il 30 per cento in più. I cambiamenti riguarderanno soprattutto l’ala occidentale del MoMA che dà sulla 53esima strada, e in particolare la contestata decisione di demolire l’ex sede dell’American Folk Art Museum. La decisione era stata annunciata dal museo nell’aprile 2013, dando inizio a numerose proteste tra architetti e designer, che l’avevano definita «sbagliata, dannosa e inutile». Era nata anche una campagna #FolkMoMA su Twitter e Tumblr per salvare l’edificio, realizzato dallo studio locale Tod Williams Billie Tsien Architects nel 2001, caratterizzato da una preziosa facciata bronzea e acquistato dal MoMA nel 2011. Dopo le proteste il MoMA incaricò lo studio Diller Scofidio + Renfro di trovare una soluzione per portare avanti la ristrutturazione e allo stesso tempo tenere in piedi il museo. (Il Post)

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