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Riso: è ancora il museo d’arte contemporeanea della Sicilia?

Museo diffuso o semplice contenitore d’arte? La storia del Riso potrebbe essere a uno snodo cruciale, per il destino proprio e per tutta la cultura che ruota intorno al contemporaneo in Sicilia.

di Giacomo Alessandro Fangano



Palazzo Riso
 
 
«Cari Amici, di fronte alla mancanza di certezze riguardo alle risorse europee destinate al Museo sui finanziamenti POR del prossimo triennio [...], prendendo atto dell’avvio del cantiere di strutture di sopraelevazione del Museo che ne impediranno l’apertura nei prossimi anni, siamo costretti [...] ad annunciare la chiusura di questa esperienza e la sospensione di ogni attività. Ci rammarichiamo con tutti coloro che si sono impegnati a vario titolo per preparare iniziative con cui stavamo avviando il programma dei prossimi tre anni utilizzando finanziamenti europei già destinati al Museo, e con coloro che attendevano da Riso la continuità di idee e progetti che hanno seguito, sostenuto e apprezzato in questi anni». Questa nota informale del direttore Sergio Alessandro, apparsa su Facebook lo scorso 10 gennaio, a meno di clamorose decisioni che appaiono sempre più difficili, ha di fatto sancito uno spartiacque fra il Riso che in questi anni abbiamo conosciuto, apprezzato, ma anche criticato, e quello dal futuro incerto e dalla linea curatoriale ignota che ci aspetta. Internet anche in questa vicenda ha svolto un ruolo fondamentale. Lo scomposto grido d’allarme di Alessandro, perché così lo abbiamo interpretato, ha provocato in poche ore la stizzata reazione della burocrazia e della politica regionale, petizioni e raccolte di firme, comitati di cittadini e perfino un attacco da parte di hacker al sito web ufficiale. Ma può il direttore di un museo pubblico chiudere la struttura senza consultare l’Ente di riferimento e i suoi diretti superiori? Sia l’assessore ai Beni cultuali, Sebastiano Missineo, sia il superburocrate al ramo, Gesualdo Campo, hanno bollato come assurda l’iniziativa di Alessandro, snocciolando comunque una serie di dati riguardanti i pochi visitatori e gli alti costi: con circa 500mila euro l’anno per le sole attività, stipendi e altre spese di gestione escluse, è il museo che riceve più fondi nell’isola; nel 2010 ha avuto 4.488 paganti e 18.614 accessi gratuiti per un incasso di 13.817 euro, mentre nel 2012 ci sono stati 3.502 paganti e 27.862 ingressi gratuiti per un incasso di 11.702 euro.
Ma il caso Riso e il contemporaneo caso del museo Madre di Napoli (che potrebbe non riuscire a restare aperto nonostante 1,5milioni di euro di finanziamenti regionali l’anno) pongono con urgenza la questione di questi grossi contenitori che per via dei bassi incassi dipendono dai finanziamenti decisi dalla politica, con ciò che ne consegue. Ma come si misura la qualità del lavoro di un museo? Qual è la strada da seguire? Il direttore risponde con i 100mila fruitori stimati nel triennio per le attività del Riso, in sede e sul territorio. è corretta la dicotomia fra mostre “blockbuster” che permettono lauti rientri con lo sbigliettamento e mostre che interessano soprattutto gli addetti ai lavori? Bastano queste questioni e le diverse vedute sul ruolo dei musei d’arte contemporanea a spiegare la querelle?
 
 
Sergio D'Alessandro
 
  
Uno dei primi politici ad intervenire a difesa del Riso è stato uno dei suoi padri putativi, quello che è considerato il politico di riferimento del museo, Gianfranco Micciché. Per l’ex ministro la struttura è entrata nelle mire di Campo che lo avrebbe contattato comunicandogli la sua intenzione di mettere la moglie come direttore. Lo stesso Campo ha confermato di averci pensato per avvicinarsi alla moglie che lavora a Catania in sovrintentenza e che lui ha recentemente promosso, ma non ha spiegato perché un superdirigente debba “chiedere” a Micciché, che attualmente non ha alcun ruolo al Riso, una cosa di questo tipo. La stessa rivelazione alla stampa di questo episodio da parte di Micciché fa pensare a un ulteriore motivo di “guerra”, la lotta per il potere che ha intrapreso contro il presidente Lombardo a pochi mesi dalle elezioni a Palermo e non lontano da quelle regionali e nazionali.
Ma qual è la storia dei POR a cui si riferiva Alessandro nella nota di “chiusura”? In una storica conferenza stampa di soli 3 mesi prima il direttore del Riso e l’assessore avevano presentato un ambizioso piano triennale di ristrutturazioni e attività, pur apparendo evasivi su nomi di artisti e curatori: circa 12milioni e mezzo di euro per realizzare mostre internazionali, quattro residenze d’artista tra Palermo e Termini Imerese, una manifestazione che avrebbe dovuto coinvolgere otto centri siciliani e altrettante istituzioni del Mediterraneo per l’arte contemporanea, due festival tra Palermo e Siracusa, uno dedicato al cinema e altro su musica, arte e video del contemporaneo. Tra le altre iniziative, un film da girare nelle sale di Riso aperte al pubblico, e che avrebbe avuto come sfondo la produzione di alcune opere che, dopo le riprese, sarebbero rimaste al museo, una mostra sulle tendenze orientali, una sul design e, alla fine del 2013, il progetto di trasformare Riso in un giardino tropicale con gli artisti che, per quell’occasione, si sarebbero dovuti ispirare alla natura per riempire gli spazi del museo. Dal punto di vista strutturale si annunciarono l’ampliamento e la riqualificazione delle aree esterne, l’adeguamento delle strutture agli standard europei e la costruzione di Slym Display, un ascensore esterno attraverso il quale sarà possibile osservare gli spazi espositivi durante la salita. Veniva anche annunciato il primo appuntamento, questo mese di febbraio, con Più a Sud, mostra sul tema dell’emergenza degli sbarchi a Lampedusa con opere dedicate, installazioni, e incontri, alcuni dei quali da trasmettere sul web. Cosa sarà di questo libro dei sogni è difficile prevederlo, ma quanto siamo lontani con la nuova nota diffusa lo scorso 23 gennaio da Alessandro! Il direttore ha dichiarato di aver ricevuto incarico da Campo di sviluppare una proposta progettuale articolata secondo alcune specifiche indicazioni: una retrospettiva delle rassegne internazionali d’arte contemporanea le cui edizioni, tra il 1968 e il 1989, sono state organizzate da Francesco Grasso Lanza per la società Terme di Acireale; una mostra sull’opera grafica dello scultore siciliano Francesco Messina, esemplificata da cinquantotto litografie e due serigrafie in deposito al dipartimento dalla fondazione Francesco Messina di Milano e in atto presso la Soprintendenza di Catania; la mostra Più a Sud o altra di costo contenuto. In più si raccomanda di ritenere prioritaria l’esposizione permanente e la valorizzazione della collezione regionale acquisita per il Museo, la stessa che però da anni non viene incrementata. Cosa farà allora Alessandro? Coerenza imporrebbe un passo indietro. Ma vedremo. Intanto non conosciamo il destino del S.A.C.S. e delle altre attività e il Riso è fruibile solo dai muratori che dallo scorso 26 gennaio hanno aperto il cantiere.
 
 

Fabrice De Nola, The mirror, 2011, in mostra alla, galleria S.A.C.S. nel 2011
 
 
LA STORIA
La travagliata storia del Museo Riso è ormai decennale, essendo cominciata il 9 agosto del 2002 quando all’articolo 18 di uno dei tanti decreti balneari dal titolo Norme in materia di lavoro, cultura ed istruzione. Disposizioni varie l’allora assessore ai Beni culturali, Fabio Granata, inserì: «è istituito in Palermo il Museo regionale di Arte Moderna e Contemporanea con il compito di raccogliere, conservare, valorizzare ed esporre le testimonianze materiali della cultura visiva moderna e contemporanea, favorire la ricerca, nonché svolgere manifestazioni ed attività connesse». Il 2003 può essere considerato uno spartiacque a partire dal quale in Sicilia, seguendo un trend nazionale, inizia a crearsi un interesse intorno all’arte contemporanea con l’avvio dei progetti previsti dall’Accordo di Programma Quadro multiregionale Sensi Contemporanei, per la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea e la valorizzazione dei contesti architettonici e urbanistici nelle regioni del sud d’Italia. Solo nel 2004 però la nascita del museo trova un’accelerazione con il progetto di Gianfranco Micciché, Vice Ministro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che con la Biennale di Venezia sceglie di finanziare la nascita di nuovi spazi nel sud Italia, legati al contemporaneo, come volano per lo sviluppo. Ciò segnerà, nel bene e nel male, la sorte del museo che in questa fase troverà la definitiva collocazione al Palazzo Belmonte Riso e perderà la connotazione anche “modernista” della sua nascita a favore di quella “contemporanea” con la scelta, più programmatica che reale, di farne un “museo diffuso” e non solo un tradizionale contenitore museale. Nel 2006 partono i lavori di restauro dell’ala nord dell’edificio. Con il progetto 5venti nel 2008 è stato avviato il sistema regionale dell’arte contemporanea in collaborazione con i centri di Palermo, Gibellina, Siracusa e Castel di Tusa. Altri centri e altre realtà continueranno ad essere progressivamente coinvolte negli anni successivi. Sempre nel 2008 nasce il S.A.C.S. (Sportello per l’Arte Contemporanea Siciliana), archivio di giovani artisti siciliani, che ha visto avvicendarsi alla direzione Cristiana Perrella, poi Helga Marsala e dal 2010 Giovanni Iovane, che ha attivato la “galleria” e lo sportello a Milano. Il 20 febbraio 2009 con la mostra Sicilia 1968/2008. Lo spirito del tempo c’è l’apertura ufficiale con l’articolazione attuale. La direzione artistica dei progetti è affidata a Renato Quaglia, e nascono il settore didattico, il bookshop e la caffetteria. Vengono attivate le residenze, le collaborazioni con le Fondazioni, l’ospitalità di eventi quali le Biennali di Atene, Istanbul, Marrakech. I progetti sul territorio come quelli a Ficarra (ME), Capo d’Orlando (ME), Enna e Termini Imerese (PA). Nel 2010 è cominciato l’iter per la creazione di una Fondazione Riso - Centro per il contemporaneo in Sicilia, che avrà la competenza esclusiva sulla struttura e sulla collezione. Il 10 gennaio 2012 il direttore che ha seguito il Riso fin dalla nascita, Sergio Alessandro, ha dichiarato “sospeso” il museo. Ma questa è un’altra storia, tutta ancora da decifrare.
 
(Articolo pubblicato su TRIBEART#91)


I vostri commenti


15-02-2012 alle ore 15:56
Federico Russo  >   Caro artista deluso, a noi comuni mortali non è dato, anzi permesso, capire. Ingarbugliare, insabbiare, sporcare. Questo stanno facendo. E lo fanno pure bene.

15-02-2012 alle ore 14:10
Artista deluso  >   C'è ancora troppo da decifrare.

14-02-2012 alle ore 10:11
Martina Musumeci  >   Finalmente c'ho capito qualcosa...

13-02-2012 alle ore 13:56
Federico Russo  >   Grazie per aver ricostruito questa vicenda in maniera così chiara e trasparente.




Come sarà il nuovo MoMA

Il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha presentato il nuovo progetto di ristrutturazione ed espansione del suo edificio, realizzato dal prestigioso studio architettonico newyorkese Diller Scofidio + Renfro. Il piano prevede un ampliamento dello spazio espositivo di quasi 4.000 metri quadrati, il 30 per cento in più. I cambiamenti riguarderanno soprattutto l’ala occidentale del MoMA che dà sulla 53esima strada, e in particolare la contestata decisione di demolire l’ex sede dell’American Folk Art Museum. La decisione era stata annunciata dal museo nell’aprile 2013, dando inizio a numerose proteste tra architetti e designer, che l’avevano definita «sbagliata, dannosa e inutile». Era nata anche una campagna #FolkMoMA su Twitter e Tumblr per salvare l’edificio, realizzato dallo studio locale Tod Williams Billie Tsien Architects nel 2001, caratterizzato da una preziosa facciata bronzea e acquistato dal MoMA nel 2011. Dopo le proteste il MoMA incaricò lo studio Diller Scofidio + Renfro di trovare una soluzione per portare avanti la ristrutturazione e allo stesso tempo tenere in piedi il museo. (Il Post)

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